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September 28 Alessandro Ballan: campione del mondoAlessandro Ballan è il nuovo campione del Mondo di ciclismo. L'azzurro succede nell'albo d'oro a Paolo Bettini, iridato nel 2006 e nel 2007, questa volta staccato dai primi. A Varese Ballan è scattato a meno di 3 chilometri dall'arrivo ed è riuscito a distanziare i 5 compagni di fuga, fra cui Rebellin e Cunego, che ha chiuso al secondo posto. Terzo il danese Breschel, quarto Rebellin. Per l'Italia è il 19esimo titolo iridato della storia. Era dal 1968, dalla vittoria di Vittorio Adorni a Imola, che un azzurro non centrava il successo iridato in casa. A Varese è arrivata addirittura una doppietta. Sul podio non c'è Paolo Bettini. Il 'Grillo', che sabato ha annunciato l'intenzione di lasciare il ciclismo dopo questo Mondiale, è giunto attardato, ma la sua festa è stata grande lo stesso. Nel 2006 e nel 2007 aveva vinto lui. Cercava il tris personale, è arrivato invece il tris per i colori azzurri. Tre azzurri nei primi 4 posti. E' un risultato straordinario anche per il commissario tecnico della Nazionale, Franco Ballerini. Il ct ha scelto di escludere corridori come Di Luca e Pozzato, puntando su Cunego. Il risultato della gara iridata esalta questa sua strategia. Il veronese della Lampre accompagna sul podio il compagno di squadra oltre che di Nazionale, per un trionfo speciale, grandioso. Ballan li ha piantati a meno di tre chilometri dall'arrivo. Uno scatto secco, nel centro di Varese. Nessuno lo ha più ripreso. Nessuno ha potuto togliergli la gioia di tagliare il traguardo, da vincitore, con le braccia al cielo. KO dell'inter nel derby !!IL TABELLINO
Milan-Inter 1-0 Milan (4-3-2-1): Abbiati; Zambrotta, Maldini, Kaladze, Jankulovski; Ambrosini, Gattuso (44'st Bonera), Seedorf; Kakà, Ronaldinho (39'st Shevchenko); Pato (28'st Flamini). (A disposizione: Dida, Bonera, Cardaccio, Antonini, Emerson, Flamini, Shevchenko). All: Ancelotti Inter (4-3-3): Julio Cesar; Maicon, Burdisso, Materazzi (14'st Cruz), Chivu; Vieira (35'st Stankovic), Cambiasso, Zanetti; Quaresma, Ibrahimovic, Mancini (14'st Adriano) (A disposizione: Toldo, Cordoba, Rivas, Stankovic, Balotelli, Adriano, Cruz). All: Mourinho Arbitro: Morganti di Ascoli Marcatori: 37'pt Ronaldinho (M) Ammoniti: Gattuso (M), Jankulovski (M), Burdisso (I), Vieira (I), Quaresma (I), Stankovic (I) Espulsi: 32'st Burdisso per doppia ammonizione (I) Note: Materazzi espulso quando si trovava in panchina Va al Milan il 269esimo derby della Madonnina. Per i rossoneri decisivo il primo gol in Italia di Ronaldinho, bravo ad approfittare con un gran colpo di testa di un perfetto cross di Kakà al 37' del primo tempo, partito però in fuorigioco. Prima sconfitta stagionale per l'Inter di José Mourinho che così perde anche la testa della classifica. Inter in 10 nell'ultimo quarto d'ora per l'espulsione di Burdisso e finale tra mille polemiche.
September 25 JULIOOOO...L'INTER PROVA A SCAPPAR VIAL'Inter ringrazia Cruz. L'argentino entra a 20' dalla fine e segna il gol con cui i nerazzurri battono il Lecce 1-0. Gara difficile per gli uomini di Mourinho, che fanno fatica a creare occasioni anche per merito di un avversario ben disposto. Nel primo tempo da segnalare una traversa di Ibrahimovic e una buona occasione per Adriano ma anche un paio di opportunità per i pugliesi. Al 79' l'episodio decisivo e l'Inter si ritrova da sola in testa.
LA PARTITA Nel primo tempo l'Inter mantiene costantemente il possesso palla ma il Lecce è ben disposto in campo e chiude tutti gli spazi. La squadra nerazzurra verticalizza poco e non spinge con gli esterni, preferendo il gioco orizzontale che non dà frutti. La squadra di Beretta fa muro e cerca di ripartire in avanti ispirata da un elemento di qualità come Zanchetta. La prima occasione della partita è per i pugliesi: su punizione dalla sinistra, Esposito prende bene il tempo a Cordoba e stacca di testa, palla fuori di poco. La risposta nerazzurra arriva dai piedi di Ibrahimovic, che al 26' fa tremare la traversa su punizione. Qualche minuto dopo è Adriano, fin qui volonteroso, ad avere la palla buona ma di testa su angolo di Mancini manda alto. Al 31' Julio Cesar salva la porta nerazzurra volando a deviare sulla traversa un tiro di Zanchetta. Ci prova ancora Adriano ma senza successo. Mourinho cambia a inizio ripresa: dentro Maicon e Quaresma, fuori Vieira e l'opaco Stankovic. L'Inter ora è in campo con un 4-2-4 ma nonostante il potenziale offensivo non riesce a incidere. Quaresma mette in area un paio di buoni palloni ma nè Ibra nè Adriano riescono a sfruttarli a dovere. Anche Maicon ha una buona possibilità ma invece di concludere a rete si trascina la sfera in area e spreca. Da parte sua il Lecce si difende con ordine. Mourinho getta nella mischia anche Cruz al posto di Chivu. Ed è proprio l'attaccante argentino, finora poco considerato, a decidere il match al 79' con un destro da area su assist di testa di Ibrahimovic. Un attimo dopo lo stesso svedese sfiora il raddoppio. Il risultato non cambia fino alla fine e l'Inter si ritrova da sola in testa, in virtù del pari della Juve con il Catania. E Mourinho fa 100: sono tanti i risultati utili consecutivi casalinghi in campionato del tecnico portoghese tra Porto, Chelsea e Inter. LE PAGELLE Ibrahimovic 6,5 Stranamente non fa le sue solite magie, ma lo svedese in formato stakanovista è fondamentale in questa Inter. Fa tremare la traversa nel primo tempo poi di testa serve a Cruz il pallone che vale la vittoria. Stankovic 5 Prestazione sottotono per il serbo, al rientro da infortunio. Non ha il ritmo partita e la posizione (non centrale davanti alla difesa ma laterale di sinistra) non è una scusante che regge. Zanchetta 6,5 Prova decisamente positiva per l'ex di turno. Dà il la con ordine alle ripartenze del Lecce. Nel primo tempo Julio Cesar gli nega la gioia del gol volando su una sua conclusione. QUOTA 600 PER CAPITANJAVIERMomento di grande emozione questa sera allo stadio 'Giuseppe Meazza' prima dell'inizio di Inter-Lecce. Il capitano nerazzurro Javier Zanetti, schierato da Josè Mourinho, nell'undici iniziale per la sfida di campionato, raggiunge oggi le seicento presenze ufficiali con la maglia nerazzurra. Zanetti, prima del fischio d'inizio, ha ricevuto una targa ricordo dalle mani del vice capitano Ivan Ramiro Cordoba. AMICI NERAZZURRI, September 23 Interisti, allacciate le cinture: si decolla!Allacciate le cinture per il decollo! Non illudetevi, non si tratta di Alitalia ma dell'Inter di Mourinho, passata a Torino granata con 75 minuti di possesso-palla pressoché totale. Partita virtualmente chiusa già al riposo, con l'uno-due che ha fatto secco il Toro. Prima il gol di Mancini, viziato dal tocco di Pisano, altra autorete - perché chi è bravo a volte è pure fortunato - poi il diagonale al fulmicotone di Maicon all'incrocio. A inizio ripresa Ibrahimovic, dopo un paio di battibecchi con l'arbitro Farina, ha calato il sipario. Nell'ultimo quarto d'ora il 'cuore Toro' ha ripreso a battere con Julio Cesar che ha smesso di essere spettatore, ma nel tabellino granata resta solo l'acuto di Elvis Abbruscato. Insomma: l'Inter è ufficialmente in volo, ma guai a fantasticare su un campionato ancora tutto da giocare. L'euforia regna sovrana e adesso Adriano sta bene pure in panchina, a patto che glielo si dica in una certa maniera. Troppo bello per essere vero? Sarà...ma l'Inter fila ch'è un piacere! Mourinho eviti però di cadere ogni volta nel 'trappolone' teso da chi cerca a tutti i costi metterlo in competizione, anzi in contrapposizione, con Mancini: il giudizio definitivo lo darà l'albo d'oro. Chi è forte guarda sempre avanti. Citazione speciale per Patrick Vieira, migliore in campo: è questo il calciatore ch'è mancato a Mancini, soprattutto in Europa. Chissà che stavolta non riesca a giocare la sua prima vera stagione in nerazzurro, senza i soliti infortuni e le ricorrenti squalifiche. September 21 Il ritorno dell'imperatoreUna prestazione convincente e una vittoria preziosa. E' il sorriso di Adriano a sintetizzare il momento dei nerazzurri e lo stato di forma del brasiliano.
RINASCITA - Dopo il gol in Champions contro il Panathinaikos, l'attaccante si è mosso benissimo anche all'Olimpico, pur lasciando ai suoi compagni di reparto la gioia del gol: "Sono felice perchè ho lavorato per la squadra, ho fatto quello che mi ha chiesto Mourinho", così Adriano ai microfoni di Sky. Il brasiliano ha poi parlato della sua nuova condizione psicologica: "Sono stato un mese fermo, Mourinho mi ha detto che mi avrebbe fatto giocare un'ora perchè poi sarei stato stanco. Io devo fare di tutto per aiutare la squadra. Oggi abbiamo fatto tre gol e abbiamo preso tre punti".
GRAZIE JOSE' - "Quando sono uscito Mourinho mi ha detto: 'Sono veramente contento per te. Mi ha aiutato tantissimo - sottolinea Adriano -. Quando vado in campo penso a quello che mi dice lui e che mi dicono anche i miei compagni. Oggi ho dimostrato che posso tornare quello di prima". In merito al calo mostrato dall'Inter nell'ultimo quarto d'ora, Adriano spiega: "Abbiamo perso concentrazione, abbiamo corso tanto, ma sappiamo che possiamo migliorare ancora. Dobbiamo essere più attenti nel finale di partita". Senza alimentare vecchie polemiche con l'ex Mancini: "Non voglio parlare del passato, mi fa male se ricordo quel periodo".
STIMA- E Mourinho, parlando della prestazione di Adriano, ha risposto indirettamente alle "lusinghe" del suo giocatore: "Adriano è un giocatore bravissimo, per me il lavoro che ha fatto oggi con la squadra, anche senza palla, è più importante del gol che ha fatto ad Atene in Champions".
LA PARTITA DI MOURINHO - Dopo aver coccolato la punta brasiliana, Mourinho ha analizzato il finale in apnea dei nerazzurri: "È molto difficile dominare per novanta minuti, soprattutto contro una squadra ben organizzata, con un allenatore senza paura che ha giocato con tre attaccanti". Per il tecnico l'Inter "è stata più forte e poteva segnare di più. Il Torino ha fatto il suo lavoro e ha giocato meglio di noi dopo l'1-3. Ma Moratti paga bene Julio Cesar non per stare in vacanza in porta, ma per fare delle belle parate, come oggi...".
TATTICA - L'ex tecnico del Chelsea parla del suo modo di vedere il calcio: "Per me il sistema tattico non è importante, non conta un'ala in più o in meno, un attaccante in più o in meno, a essere importanti sono i principi di gioco. Capisco che in Italia si parli molto di tattica e di moduli, ma per me conta la qualità del lavoro".
JUVE - Mourinho si gode il primato momentaneo in condivisione con la Juve: "In questo momento ci siamo noi e la Juve, ma per capire meglio che campionato sarà bisognerà aspettare la pausa di dicembre. Il Milan si riprenderà, e così anche la Roma. Aspettiamo dicembre". Atto di forza: Torino 1 - Inter 3Si è un po’ detta “Ma quanto sono bella” nei minuti finali, quando era 3-0 sul difficile campo del Torino. Abbruscato e il cuore granata l’hanno prima colpita. Poi la traversa e due grandi parate di Julio Cesar nel finale hanno ricordato all’Inter che le partite durano 90 minuti. Questo, e solo questo, l’unico appunto che si può fare oggi ai nerazzurri di José Mourinho, spaventosamente forti per quasi tutta una partita che hanno controllato, dominato e meritatamente chiuso 3-1.
ROTONDO - Un risultato rotondo con tante buone notizie per i tifosi nerazzurri: Mancini, Maicon, Ibrahimovic straripanti e in gol, Adriano ritrovato e su tutti i palloni (pure in difesa). Vieira e Cambiasso muri di centrocampo, Julio Cesar attentissimo e a tratti prodigioso. Poi quel finale un po’ così che a un perfezionista come Mourinho non sarà sfuggito né piaciuto. Ma in questa fase dell’anno contano solo i tre punti e la classifica, l’Inter è là in alto, sui dettagli (che lui sa curare) si può lavorare.
FISICO - Il Toro non è affatto partito male. Gli uomini di De Biasi hanno inizialmente tenuto bene sia sul piano fisico che tattico, pressando alti e chiudendo bene gli spazi. Al punto che Mourinho ha più volte chiesto a Maicon e Chivu di salire con più frequenza per supportare le punte. Così nei primi 15 minuti i granata hanno punzecchiato anche pericolosamente. Prima all’8’ con Rosina (sinistro a giro fuori di poco). Poi al 13’ con cross da sinistra di Pisano che Bianchi ha deviato fuori battendo però Materazzi in elevazione. Un minuto prima era stato Ibrahimovic a scaldare le mani a Sereni su palla respinta da Pratali.
ECONOMIA - Un’Inter apparentemente un po’ sonnecchiante. Appena il tempo di pensarlo e la partita incredibilmente si chiude. Al 24’ Adriano serve bene Mancini che crossa basso e trova l’autorete di Pisano. Il Toro si riversa in avanti e due minuti dopo si becca il 2-0 di Maicon: il brasiliano sale al limite dell’area e lascia partire un destro che si infila sotto l’incrocio dei pali. E come se non bastasse sui granata piove sul bagnato perché Rosina si infortuna al 28’. In quattro minuti tre episodi pesantissimi per l’economia del match.
TESTA BASSA - Nella ripresa De Biasi inserisce Barone per Corini, pure lui infortunato. Il Toro se la gioca a testa bassa e attacca subito. Ma l’Inter mostra tutto il suo potenziale con un super contropiede al 6’: Maicon, Mancini per Ibrahimivic e 3-0. Tutti a casa? In pratica sì ma i nerazzurri, altre volte pericolosi in ripartenza, hanno paradossalmente avuto il problema di avere altri 40 minuti da giocare. Mourinho, tanto per ricordare come intende il calcio, sul 3-0 non ha dato fiato ai centrocampisti ma inserito Quaresma e Balotelli per Mancini e Adriano. I nerazzurri però sono calati senza più affondare e il Torino ha reso meno amara la sconfitta. I primi cento giorni di MourinhoChi può fermare l'Inter di Mourinho? Chi ha provato a fermare, per due anni, l'Inter di Mancini? Dagli ultimi due (tre) scudetti eccoci a quest'altra corsa che non pare voglia colorarsi altrimenti: l'Inter è una macchina poderosa, come prima e anche di più. Perché l'ultima del Mancio non aveva questo Adriano, non aveva questo Vieira, non contava sul Mancini romanista, su Muntari e sull'enigmatico (fin qui) Quaresma, che dopo un bell'esordio sta forse soffrendo le insidie del nuovo mondo, del nuovo calcio. Sono risorse aggiunte, già chiare o da chiarire, cinque talenti da porre su un gruppo già formidabile. Per renderlo invincibile. La partita dell'Olimpico di Torino, cinque giorni dopo quella dell'Olimpico di Atene, pone come un primo sigillo all'opera di Mourinho, al suo lavoro cominciato 100 giorni fa, quando ha apposto la firma al contratto: se al debutto in Supercoppa era un'Inter un po' in cantiere (vittoria ai rigori con la Roma), se alla prima a Marassi (Sampdoria, 1-1) era un'Inter a mezzo servizio, bella e poi troppo sofferente, se col Catania si era rimasti lì, in bilico sul 2-1 con l'avventura di due autoreti, e si diceva: l'Inter non sa chiudere le partite; ebbene, al quarto e al quinto approccio, Ibra e soci le partite le hanno chiuse, magari lasciando qualche sfogo agli avversari, qualche prurito e lavoro per Julio Cesar. Ma tant'è. La linea della crescita è il dato costante, il dato di fondo. Cento giorni per fare che cosa? Un Adriano così, primo esempio: e chi se lo aspettava? Corsa costante, tenacia, quella logica tecnica che era il suo difetto prevalente, e in zona-gol quel che serve per tornare a vestire i panni consueti. Un Vieira che gioca tre partite in una settimana: e chi lo aveva mai visto, in nerazzurro? E il francese, quando sta bene e ha lo spirito giusto, ha pochi rivali in quel gioco di geometrie, ripartenze, dinamicità e senso tattico. Se possono bastare queste due citazioni, questi due valori aggiunti all'Inter di oggi rispetto all'Inter di ieri, abbiamo già dato a Mourinho quello che gli spetta. Poi i tre nuovi arrivati, Balotelli da poter sfruttare e far crescere. Risorse, campioni. Chi possa fermare quest'Inter non lo sappiamo. O forse sì. Per due anni, è stata la Roma a provarci. Stavolta sono bianconeri i colori della forza emergente, dell'insidia al monopolio-scudetto che rischia di essere nerazzurro. E' presto per dire tutto, ma non per tracciare la linea di tendenza italiana; nell'attesa che in Europa, Mourinho sappia fare quello che Moratti spera (é convinto) che egli faccia. La Champions, il sogno. September 17 Ibra, con Mourinho intesa perfettaZlatan Ibrahimovic dà spettacolo, e questa non è una novità. Quel che c'è di nuovo è che lo svedese è sempre più uomo a servizio della squadra. Al di là degli assist per i compagni, Ibrahimovic è giocatore a tutto campo: torna indietro in difesa a dare una mano, va a recuperare palloni, tallona gli avversari. E in tutto questo c'è senza dubbio il merito di Josè Mourinho, capace di stimolare lo svedese come nessun altro. L'abbraccio tra i due dopo il gol del 2-0 di Adriano al Panathinaikos è un'immagine emblematica dell'intesa perfetta. E Ibra è carico a mille: "Questo è il momento di cambiare la storia - ha detto lo svedese a fine gara riferendosi alle tante delusioni patite dall'Inter sulla scena europea - Se sto bene posso fare di tutto. Il ginocchio non mi fa più male e riesco a giocare davvero come voglio". Insomma, Mou è l'uomo giusto per tornare a vincere in Europa. Da parte sua Mourinho si gode il suo fenomeno: "Si parlava tanto di Ibrahimovic come un giocatore con un 'ego' un po' difficile ma io questo 'ego' non l'ho ancora trovato - ha dichiarato il tecnico portoghese - Io ho trovato un ragazzo fantastico che lavora per la squadra e che è disponibile a fare un lavoro incredibile. Se gioca così non ha bisogno di segnare per essere un giocatore assolutamente fantastico". Quanto basta.La caccia dell'Inter alla Champions è partita sotto il segno di Ibrahimovic. E Mourinho si gode la versione tutta nuova dello svedese, non soltanto 'mago' del pallone ma fenomeno al servizio della squadra: lo dimostrano gli assist prima a Mancini e poi ad Adriano che sono valsi i due gol al Panathinaikos. Lui e Mourinho sono l'immagine di un'Inter che vuole vincere anche in Europa: "Questo è il momento di cambiare la storia", parola di Ibra. September 16 L'inter sbanca Atene: buona la primaL'Inter batte il Panathinaikos nella prima notte europea della gestione Mourinho. I gol di Mancini (27' primo tempo) e Adriano (40' della ripresa). Almeno tre gli interventi importanti di Julio Cesar, determinante nella parte centrale dell'incontro.
PRESSIONE - L'inizio non è semplice. Cambiasso è accerchiato, Mancini riceve un paio di colpi proibiti di chiaro stile intimidatorio, i quattro davanti a Julio Cesar respingono il come un muro in procinto di cadere. Ma è solo un adattamento, peraltro indolore, all'atmosfera dello stadio Olimpico completamente rivestito di verde.
SUPER IBRA - Prima del gol di Mancini, l'Inter costruisce tre occasioni chiare. La prima evapora per l'indecisione di Ibrahimovic (invitato al banchetto da Vieira), la seconda ha le sembianze di una "trivela" che non buca le mani di Galinovic, la terza è una cannonata di Zlatan che obbliga il portiere dei verdi al salto in lungo per respingere. Poi c'è il lampo di Ibrahimovic, un condensato di tecnica, coordinazione forza fisica. Mangia metri a tre difensori che gli rimbalzano addosso e poi apre le porte del paradiso a Mancini, che assesta il diagonale dell'1-0.
INTESA - Julio salva due volte sul sorpredente Moon, pericoloso da fuori (traversa) e nello stretto (scambio con con Gilberto Silva rovinato da un controllo difettoso in area). Rischi concreti, che mettono in evidenza i difetti dell'attuale assetto difensivo, colpito almeno una volta a partita dalla Supercoppa contro la Roma a ieri e messo a dura prova da Cleyton a inizio ripresa. Se si guarda dal centrocampo in su tuttavia, l'Inter fa paura. Ibra e Mancini sembrano integrarsi alla perfezione.
SOFFERENZA - Se Mejuto Gonzalez avesse usato lo stesso metro del primo tempo (giallo a Materazzi al primo dubbio contatto con Salpingidis) Cleyton non avrebbe avuto il tempo di far saltare lo stadio con un sinistro a giro di poco fuori. Al di là di tutto però, l'Inter soffre troppo nel finale, come dimostrano i due salvataggi di Julio Cesar su punizione di Gilberto Silva e stoccata di Hristodoulopoulos.
IL BIS - Inseriti Muntari e Figo, quando si stratta di cambiare qualcosa davanti Mourinho tiene in campo Ibrahimovic, il suo totem. E non sbaglia, perché lo svedese serve il pallone del 2-0 ad Adriano, appena entrato in campo. L'abbraccio tra Zlatan e il portoghese, considerate anche le incertezze difensive da limare, è il manifesto del nuovo corso nerazzurro. Che almeno in Europa, è partito nel verso giusto. September 14 Inter,meriti almeno un 6,5Inter promossa. Se a Genova, nel pareggio contro la Samp, ci poteva stare un 5,5 per la squadra di Mourinho, bloccata sull'1-1 all'esordio in campionato, questa gara col Catania ha evidenziato una netta crescita dei nerazzurri, sia dal punto fisico che tattico. Nel primo tempo non era facile giocare: il Catania era tutto raccolto a protezione della propria porta. Trovare spazi era un'impresa ardua. Nel secondo le maglie si sono un pochino allargate e si è visto qualcosa di più. Certo, qualche giocatore - vedi Ibrahimovic - è apparso affaticato dopo gli impegni internazionali. A Ibra sono mancate alcune giocate che di solito fanno ampiamente parte del suo repertorio. Non facile esordire in una partita così per Quaresma. Il portoghese non è certo stato aiutato dalla squadra nel primo tempo: manovra lenta, il peggio per chi ha il compito di inventare. Benino insomma, ma certamente può dare di più. Stesso discorso per Balotelli. Ecco perché il voto a questa Inter è un 6,5. Da qui all'8 la strada è breve. E quando questa squadra avrà dalla sua anche la velocità e la brillantezza fisica sarà davvero difficile fermarla. Inter fortunata, il Catania va koLA PARTITA I nerazzurri hanno inoltre dovuto affrontare la ripresa in inferiorità numerica per l'espulsione di Muntari allo scadere della prima frazione (fallo di reazione su Tedesco), senza però soffrire particolarmente la reazione, modesta, dei siciliani, penalizzati come detto da due episodi sfortunati, il secondo dei quali tutto da rivedere, perché l'assegnazione del gol sul tocco di testa di Terlizzi, suggerita a Damato dal guardalinee, lascia qualche dubbio. LE PAGELLE Muntari 4 La trattenuta prolungata di Tedesco c'è tutta, la reazione però è gratuita, tanto più che Damato è lì vicino. Espulsione giusta. Ibrahimovic 5,5 Poco movimento e pochi sprazzi. Complessivamente una serata opaca. La dimostrazione al 83esimo: l'errore davanti a Bizzarri la dice lunga sulla condizione non ottimale dello svedese, che "rischia" di rifarsi un paio di minuti dopo, trovando però l'ottima opposizione del portiere argentino. Figo 5 Mourinho lo prova su entrambe le fasce, cercando la collocazione giusta. Il risultato è comunque deludente e allora tocca al portoghese lasciare il campo quando lo Special One, rimasto senza Muntari, aggiusta la situazione inserendo Zanetti. Quaresma 6.5 Mascara gli ruba la scena nell'episodio che regala all'Inter il pareggio. Per il resto qualche giocata degna di nota, ma anche ampi margini di miglioramento, soprattutto dal punto di vista della continuità. Plasmati 6.5 Non era facile. Unico baluardo avanzato del Catania per tutto il primo tempo, nella serata del suo vero debutto in Serie A, dopo il minuto giocato due anni fa contro la Roma. Ha fatto gol. Impossibile chiedergli di più. September 07 L'italia che non cresceIl calcio italiano non vuole crescere, preferisce guardarsi alle spalle e gongolare per i successi del passato anziché programmare, progettare un futuro più fresco a media scadenza. Non è certo la sconcertante prova di Larnaca, con i modesti ciprioti che ci hanno preso a pallonate, a scatenare questa forte riflessione. La Federazione, dopo il flop europeo, ha forse pensato che il ritorno di Marcello Lippi avrebbe rigenerato gli eroi di Berlino. Idea romantica che desta qualche perplessità. Questione di testa, di motivazioni. Nomi, uomini a cui andrà in eterno la riconoscenza di tutta Italia per le gioie che sono stati capaci di regalare. Riconoscenza che però, nel calcio, è un sentimento pericoloso. Chiedere informazioni a Enzo Bearzot che dopo Spagna '82 commise l'errore di ignorare la fine del ciclo dei suoi azzurri mundial. Buona la prima...forza RicardoUn assist, un quasi-gol con gran parata del portiere dei ticinesi, tante "trivele" (il suo già famoso colpo di esterno) effettuate non solo per impressionare avversari o pubblico, ma anche funzionali alle manovre nerazzurre. Unico difetto (ben conosciuto anche questo) un filo di insistenza nelle azioni personali in qualche occasione. Questo il bilancio che Mourinho, senza dubbio, ha giudicato positivo e che pone il tecnico nelle condizioni di potere schierare il suo pupillo già alla ripresa degli impegni ufficiali domenica prossima contro i rossazzurri dell'ex Zenga. Tutto,meno che un pirlaDalle ore 16 di venerdì alle ore 16 di sabato. Un giro completo di lancette che se per molti umani è arco di tempo routinario, specie alle porte del sospirato weekend, per il multiforme Jose Mourinho è stato normale parentesi per attivare la sua ecletticità. Si parte da Locarno, stadietto tranquillo, tra lago e monti. Arriva l'Inter col nuovo gioiellino Quaresma e una discreta pattuglia di big reduci da infortuni e ancora un poco scricchiolanti. Mister Jose butta un occhio sul terreno di gioco e si accorge che la lunghezza dell'erba è decisamente sopra la media e quindi pericolosetta per chi deve ancora stare attento su come e dove posare i piedi. Mourinho attiva i dirigenti che accompagnano la squadra, breve chiacchierata con quelli del Locarno e lavoretto sbrigato. I fatti, visto anche il diluvio che si abbatte durante l'amichevole, gli danno ragione: in quella mini-savana fradicia, qualcuno sarebbe potuto davvero finire male. Quanto vale Mario Balotelli?Se Quaresma vale davvero 30 milioni, Balotelli ne vale almeno 60. Sembra una provocazione, ma pensandoci bene non è così. L'Inter è stata costretta a prendere l'esterno portoghese per far contento Mourinho e ricco il suo agente Jorge Mendes, ma la portata economica dell'affare è sovradimensionata rispetto al valore del giocatore. Buono, per carità, ma i fuoriclasse sono qualcosa di diverso. Se verranno rispettati tutti i bonus concordati con il Porto (e non c'è ragione di temere o sperare il contrario), Quaresma con 30.6 milioni diventerà il secondo giocatore della storia dell'Inter in quanto a costo, preceduto solo da Christian Vieri. Costerà più di Ronaldo (il Ronaldo del 1997 cioè quanto di meglio il calcio mondiale abbia mostrato negli ultimi 20 anni), più di Ibrahimovic. Una scommessa pesantissima su un giocatore che ha malamente sprecato la sua prima grande occasione a Barcellona e non può buttare via la seconda. Ma su Quaresma garantisce Mourinho, quindi l'Inter si sta fidando. Qualcosa di buono il portoghese ha fatto vedere anche a Locarno, su un campo fradicio dove le doti tecniche non possono essere valorizzate al 100%. Qualcosa di meglio ha sicuramente in serbo per la prima uscita ufficiale, dove male che vada non farà rimpiangere il sosia anziano di Figo che si è visto in questi ultimi tempi. Invece Mario Balotelli è una realtà ancora più entusiasmante e scintillante di quanto forse pensino all'Inter. E' un giocatore fatto e finito, che andrebbe utilizzato in maniera continuativa. L'esordio con l'Under 21 ha dimostrato ancora una volta che questo ragazzo dalla storia personale tormentata e dalla classe cristallina non ha paura di niente. Basta mettergli un completo da calciatore e un paio di scarpe con i tacchetti, per lui la finale dei Mondiali e un'amichevole contro il Poggio Bustino sono la stessa cosa dal punto di vista emotivo. Entra, divora metri di campo, salta i difensori in maniera irrisoria. E segna. Senza distinzioni di censo o di qualità degli avversari. Adesso l'ideale sarebbe farlo giocare sempre anche in nerazzurro perché gli attaccanti, si sa, quando sono in un buon periodo realizzativo vanno sfruttati. Balotelli sta segnando con continuità, sarebbe un peccato lasciarlo fuori adesso, rischiando di fargli perdere il momento magico. Quaresma sarà pure una "trivela", ma Balotelli è un caterpillar, passa sopra chiunque senza chiedersi chi siano le sue vittime (ovviamente sportive). Ecco perché vale così tanto, ecco perché l'Inter lo deve gestire nel migliore dei modi. September 05 Alla scoperta di Ricardo Quaresma
ALLA SCOPERTA DI RICARDO QUARESMA
E' soltanto un'amichevole: per vedere se Cordoba è tornato come prima, se Vieira potrà essere ancora un calciatore a tempo pieno, se Samuel procede nella sua lenta guarigione. E sopra a tutto e tutti, se Quaresma vale quei 30 milioni di euro che Moratti ha investito su di lui, e se le lusinghe e le promesse di Mourinho lo introducono nel mondo interista come da copione (del tecnico), un copione che prevede l'innesto nel 4-3-3 nerazzurro di un centrocampista/attaccante di 24 anni capace di cambiare -in meglio- la vita del gruppo. E il rischio sta lì, già sulla soglia anche della prima amichevole: Mourinho ci ha messo la faccia, Moratti i quattrini. Tanti. Forse troppi. Quanto è grande il rischio. Su Quaresma si sono lette decine e decine di recensioni, quasi univoche nel dipingerlo come un talento assoluto; il suo allenatore gli ha dedicato uno spazio talmente ampio da giustificare -e forse provocare- certi toni, persino eccessivi; e il diretto interessato -per fortuna- ha preferito girare al largo da tante lodi, rimandando i giudizi alle prime prove del campo. Questa di Locarno, la prima appunto, servirà a gettare il seme. E il seme-Quaresma è un po' una certezza e un po' un mistero, perché si mescolano dati e significati contrastanti, sa compiere prodigi col pallone fra i piedi, ma segna un gol ogni sei partite, sa mostrare il suo lato migliore con accelerazioni che stordiscono e a volte si ingarbuglia in eccessi senza sbocchi, possiede virtù calcistiche assolute eppure nella Nazionale non è un punto fermo. Il dilemma non è fra il bene e il male, questo no; piuttosto è un dubbio: se Quaresma sia un buon giocatore oppure un campione, uno che aiuta l'Inter oppure uno che fa la differenza. Di sicuro, dovendo prendere il posto di Figo, che a 35 anni mostra -ovvio- i suoi anni, o quando servirà di Mancini che avrà pur bisogno di rifiatare, l'Inter con Quaresma ha aggiunto qualcosa nel suo già formidabile motore. E su quel qualcosa c'è fin troppa curiosità per scoprirlo. Già a Locarno. September 04 Decisione difficile,ma giustaFuori Crespo dalle liste di Champions League. Oppure chi, altrimenti? Adriano? Cruz? Fatta salva l'intoccabilità assoluta di Ibrahimovic, e quella - che è alla pari o quasi - di Balotelli, la scelta di Mourinho è stata meditata, complessa e destinata a fare rumore, in ogni modo. Ma è anche la decisione pressoché scontata, ancorché destinata ad aprire un dibattito su chi avrebbe meritato l'esclusione, sull'onda di un meccanismo di ruoli e modulo della nuova Inter che considera attaccanti assimilati anche Mancini, Figo e l'ultimo arrivato, Quaresma. E forse Jimenez. Affollando così il reparto che oggi prevede - in quella mansioni del tridente offensivo - nove giocatori. Tutti quelli che abbiamo citato.
Si poteva fare diversamente, per non deprimenere un attaccante come Hernan Crespo, magari (senza magari) sulla via del tramonto, ma di sicuro col più ampio respiro e la più lunga milizia in Champions League? Forse. Proviamo a vedere i candidati all'eventuale "taglio". Cruz - In teoria poteva starci lo... scambio con Crespo. Nel senso di fuori l'uno o fuori l'altro dalla Champions. Ma Cruz ha dalla sua una qualità che in questo momento Crespo, evidentemente, non possiede: quella di saper fare gol senza il bisogno di chissà quali evoluzioni, semplificando il tragitto, risolvendo il problema alla fonte. Rimesso a nuovo, dopo aver oltrepassato un leggero malanno, farà la sua parte. Figo - Possiamo citare anche il portoghese nella lista dei probabili epurati dalla Champions. Ma lo vedete un Figo supersponsor di Mourinho e nel cuore di Moratti, rimasto dopo aver fatto la "guerra" a Mancini, quasi fosse lui il protagonista del cambio di rotta, se non il simbolo, lo avreste visto fuori dalla Champions? Il ruolo di esterno d'attacco, fra l'altro, è una competenza che divide con Mancini e Quaresma, e comunque sia l'abuso di gente d'attacco è un'evidenza. E dunque un problema. Jimenez - Nel gruppone anche Jimenez, anche lui fra i papabili a cedere lo scettro europeo. Mourinho però lo considera ancora un trequartista, non un uomo di fascia. Dovrà lavorare e imparare. E per questo - crediamo - è rimasto seduto su una poltrona europea. September 02 Finito il calcio mercato. Ecco il pagellone voti non li danno più, neanche a scuola. Ma quando bisogna giudicare un attaccante fioccano i "sette" o i "quattro". E quando bisogna analizzare le manovre di mercato è inevitabile. So già che qualcuno non sarà d'accordo, anche questo è inevitabile. E che nessuno urli, per favore. L'importante è non cambiare diametralmente giudizio, c'è anche chi fino a due anni fa criticava spietatamente Galliani sul giornale e ora lo osanna senza giri di parole. Ci vuole coraggio. Ecco i miei voti, accetterò obiezioni educate e sopporterò (pazienza) qualche inevitabile maleducato. Oppure qualche depositario della verità mascherato. ATALANTA 6,5 – Ha trattenuto Floccari, non è poco. Ha rispolverato Vieri, sarà utile. Bella mossa quel Cigarini, forse un po' sopravvalutato ma dalle doti indiscutibili. BOLOGNA 6 – Non mi lascio condizionare dal risultato di San Siro. Cose buone (per esempio puntare su Di Vaio) e meno buone (l'incognita al centro della difesa, l'arrivo di troppi stranieri da scoprire). Ma per la salvezza non dovrebbe essere un problema. CAGLIARI 5 – Acquafresca non si discute, ma avrei preso qualcosa di importante in difesa e a centrocampo. E' stato trattenuto Bianco che voleva andare a Siena. Domandina semplice semplice: vuoi vedere che pagherà Allegri alla prima occasione? CATANIA 6,5 – Bel mix sudamericani-italiani collaudati (Mascara, Tedesco) o in carriera (Paolucci). Se Zenga ha voluto dare fiducia al portiere Bizzarri, significa che ci crede tanto. CHIEVO 6 – Esposito più Langella significa un tuffo nel Cagliari che fu. Mi fido di Iachini che predilige il gruppo e non chiede le stelle. Ma una ce l'ha: Pellissier, attaccante che vedrei bene anche in squadre come Lazio e Udinese. FIORENTINA 8 – Cosa dovrei obiettare? Una cosa forse: troppa filosofia sul difensore centrale, al punto che credo non sia stato preso più per l'impossibilità di reperirne uno all'altezza che per scelta precisa. Un messaggio senza invadere il terreno di Prandelli: fate giocare Pazzini quando non c'è Mutu, può coesistere con Gilardino, in quel ruolo Osvaldo non gli è certo superiore. GENOA 7 -Nulla da obiettare, a maggior ragione dopo l'arrivo di Diego Milito (ingaggio superiore ai 2 milioni a 300 mila euro, siamo sicuri che non urterà la suscettibilità di qualcuno?): spero che Gasperini lo faccia giocare...Scherzi a parte, non ho capito per qualche motivo Palladino e Mesto non siano stati impiegati a Catania, magari sono in ritardo di condizione. INTER 8 -Mourinho senza alibi, ha avuto anche Quaresma. E' vero che fino a un mese fa ci si aspettava Lampard oppure Drogba, Aguero oppure Eto'o. Ma quando in un organico già maestoso inserisci Muntari, Mancini e l'ambitissimo Quaresma hai soltanto una cosa da fare: vincere. Tutto il resto conta un tubo. JUVENTUS 7 – Se avesse chiuso meglio, se avesse gestito con maggiore attenzione Tiago, se avesse preso un difensore migliore di Mellberg (con tutto il rispetto) il voto sarebbe stato più alto. E' partite benissimo con Amauri, ha chiuso non benissimo. LAZIO 7 – A me piace molto. Ho visto Matuzalem giocare all'alba della sua esperienza italiana, si vedeva che aveva talento anche se faceva impazzire Novellino per i suoi atteggiamenti. E' tornato più maturo e più forte. Zarate ha classe, Brocchi ha polmoni d'acciaio e motivazioni enormi. LECCE 6 – Ha fatto le cose che doveva fare, almeno una per reparto, l'arrivo di un colosso come Stendardo spazza via qualsiasi dubbio sull'assenza di un difensore di spessore. Benussi deve dimostrare di essere un portiere da serie A, gli avrei affiancato un vice più esperto. MILAN 7,5 – Calmi, è un voto al mercato perché sono arrivati personaggi di spessore, inutile citarli perché i nomi li conoscete a memoria. Fare collezione di bellissime figurine non significa vincere. Ma io continuo a ritenerlo favorito per la scudetto, anche dopo la partenza-choc contro il Bologna. NAPOLI 7 – Ho poco da obiettare, missione compiuta su tutta la linea. Forse due cose, appena due. La vicenda Domizzi poteva essere gestita meglio. In un organico bene assortito (Aronica è duttile e buono per diversi ruoli) manca il giocatore di fantasia, un tipo alla Buonanotte, in grado di infiammare il San Paolo. Ma arriverà tra pochi mesi. PALERMO 5,5 - Un tesoretto da 40 milioni o giù di lì andava gestito meglio. Spero che Liverani dimostri di essere ancora un gran riferimento, iper valutato Raggi, va benissimo Lanzafame a patto che abbia spazio. Succi mi piace molto, ma il Palermo avrebbe dovuto prendere un altro attaccante per non caricarlo di troppe responsabilità. REGGINA 6 – Aronica è una perdita importante, non è stato sostituito e Santos è l'unica vera alternativa in difesa. Buonissima idea la conferma di Brienza, opportuno l'arrivo di Corradi, a me Di Gennaro piace molto, ma avrei preso un altro centrocampista. ROMA 7 - Se non metteranno fretta a Menez, avrà la possibilità di dimostrare il suo valore, Spalletti è una garanzia. Su Baptista mi preoccupa una cosa: il fatto che non trovi la posizione giusta. Avrei preso un altro esterno perché la Roma ha perso Giuly, Mancini ed Esposito. SAMPDORIA 6,5 – Deve aspettare Bellucci, mentre Fornaroli non è ancora pronto. In attacco manca qualcosa, non ci sono dubbi. Cassano farà pentole e coperchi, ma Stankevicius non è il sostituto di Maggio, ha un altro passo, più facile che faccia meglio Padalino in quel ruolo. SIENA 5,5 - Del Grosso non mi fa impazzire, ma l'ha voluto Giampaolo. Se Moti mantiene le premesse, la difesa è abbastanza a posto. Avrei preso un regista in grado di supportare Codrea. TORINO 7 – Applausi, cosa c'è da criticare? Una sola cosa, l'affollamento in attacco dove Di Michele rischia di fare presenza fissa in panchina considerato che i magnifici tre (Rosina, Amoruso e Bianchi) hanno già scaricato l'applausometro. UDINESE 7 – Perché ha trattenuto Di Natale, Inler, Zapata e Quagliarella perché ha un allenatore serio e appassionato, perché ha aggiunto Domizzi al mosaico difensivo. Serve altro? PS. Non ho più spazio. Soltanto i voti alle 22 sorelline di serie B,con una premessa: ci sono allenatori che magari avranno in mano un bolide e non sapranno guidarlo. Ma non faccio nomi, neanche sotto tortura. ALBINOLEFFE 6 ANCONA 5,5 ASCOLI 6,5 AVELLINO 6 BARI 7 BRESCIA 6,5 CITTADELLA 5,5 EMPOLI 7 FROSINONE 6,5 GROSSETO 7 LIVORNO 7,5 MANTOVA 6,5 MODENA 5 PARMA 8 PIACENZA 6 PISA 5,5 RIMINI 6 SALERNITANA 7 SASSUOLO 7 TREVISO 5 TRIESTINA 6,5 VICENZA 6 September 01 Finalmente Ricardo QuaresmaInter-Quaresma, è fatta. Il 24enne talento del Porto è atterrato appena prima di mezzanotte a Linate. Oggi sosterrà le visite mediche, poi firmerà un quadriennale da 2,5 milioni l’anno (a crescere) e sarà tra i 25 uomini che José Mourinho entro stasera inserirà nella lista di Champions League. Quaresma è costato 20 milioni più il cartellino di Pelè.
LA SVOLTA - La svolta al tormentone dell’estate nerazzurra è arrivata ieri mattina, quando Massimo Moratti si è convinto a fare il sacrificio che regala a Mourinho l’esterno offensivo tanto invocato per avere alternative e concorrenza in un ruolo chiave nel 4-3-3 caro al tecnico di Setubal. Per tre giorni, infatti, la trattativa era stata condizionata da un autentico braccio di ferro. Cioè con l’Inter orientata a non superare quota 18 milioni e con il Porto deciso a non scendere sotto i 20. Tanto è vero che alla lunga hanno inciso anche le modalità di pagamento. S’è optato per una dilazione in tre anni. E anche in questa caso è stata trovata una soluzione di compromesso, visto che l’Inter ha provato sino alla fine di strappare un pagamento in 48 mesi, mentre Pinto da Costa spingeva per un biennale. Di sicuro da mercoledì in poi il dialogo tra Inter e Porto ha avuto molti alti e bassi. Con relativi momenti di sconforto. E il pressing di Quaresma e del suo agente Mendes è servito a indurre i portoghesi a mitigare le pretese.
SFUMATURE - Sabato sera, il presidente nerazzurro aveva chiuso la porta in faccia a Quaresma. "Non credo che arrivi. L’attacco mi ha convinto e proprio per questo Quaresma non serve". Mourinho aveva replicato con toni da gentiluomo e idee al solito chiare. "I dirigenti sanno da due mesi che mi serve un giocatore con quelle caratteristiche. Ma se non può arrivare, continuerò con quelli che ho". Ieri Moratti, al microfono di Radio Monte Carlo, sull’argomento ha usato toni più sfumati. "Il discorso su Quaresma è sì iniziato due mesi fa, ma il problema è che la valutazione fatta dai portoghesi non si è mai abbassata. Lo stesso Mourinho sa che è un investimento non da poco. Vedremo cosa succede in questi giorni...". Ma la decisione era già stata presa e comunicata a Marco Branca e Lele Oriali.
FINALMEMTE SI FAX - I due uomini mercato hanno subito inoltrato la proposta definitiva al Porto, che nel primo pomeriggio ha avuto l’avallo telefonico del presidente portoghese Pinto da, condito in serata anche dal fax tanto atteso. |
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