Rocco's profileECCO IL CAPITANO !!!PhotosBlogLists Tools Help

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    May 24

    Grande Milan: complimenti

    ATENE, 23 maggio 2007 - Pippo Inzaghi trascina il Milan nella leggenda. Basta una deviazione quasi involontaria dello sciacallo dell'area di rigore alla fine del primo tempo e una rete macinata sul filo del fuorigioco nella ripresa per cambiarti la vita. Kuyt allo scadere regala una speranza, ma il Liverpool è battuto 2-1 alla fine di una partita scorbutica e brutta, ma poco importa. Inutile disquisire sulla qualità del gioco; dei blackout di Kakà e Seedorf: il Milan conquista la sua settima coppa dei Campioni e diventa il club più vincente al mondo.
    LE SCELTE - Di dubbi non ne ha mai avuti. Filippo Inzaghi è la prima scelta in attacco di Carlo Ancelotti. La punta, supportata da Kakà e Seedorf, è il puntale dell'albero rossonero. La scelta del terminale offensivo è stato l'unica incertezza della vigilia. Così come Zenden ha tenuto sulle spine Rafa Benitez. Dopo calcoli notturni, il tecnico spagnolo opta per il 4-4-1-1, con la soluzione Gerrard a sopporto di Kuyt e proprio Zenden alla sinistra del centrocampo.
    ROSSO LIVERPOOL - Partenza timida quella dei rossoneri. Più incisiva quella del Liverpool. E' un gioco molto frammentato, dove il Milan accentua un timore riverenziale incomprensibile, dettato probabilmente dalla paura. Non a caso la prima vera occasione è dei britannici al 10', con un diagonale di Pennant che scalda le mani a Dida. Segnale evidente che i Reds ci sono. Non è solo una questione cromatica. Il Liverpool gioca con la difesa alta e copre bene tutti gli spazi impedendo al Milan di mantenere il possesso del pallone. Di rossonero una verticalizzazione di Pirlo che Inzaghi non aggancia al limite e un tiro angolato di Kakà, facile preda di Reina. Milan a piccoli sorsi. Liverpool che in contropiede sa disorientare l'avversario.
    PIPPO E IL SENSO DEL GOL - Chi ha in mente la gara di ritorno con il Manchester soffre già di nostalgia. Al 27' Xabi Alonso sfiora il palo dal limite, sfruttando un'apertura che taglia in due la difesa del Milan. Benitez ai punti è già in vantaggio su Ancelotti. Azzeccate alcune mosse: da fulmine-Pennant, che può usufruire dei larghi spazi concessigli da uno sperduto Jankulovski, a Mascherano che limita il furore di Kakà. Conviene però chiedersi che fine abbia fatto Seedorf, anonimo e impalpabile. In assenza dell'olandese sono classe e caparbietà di Pirlo a regalare attimi di buon calcio. Pochi segnali anche da parte di Gerrard, l'uomo più atteso del Liverpool. Detto questo, lo spettacolo è mediocre; blindato in un tatticismo esasperato, gestito con naturalezza dal Liverpool, sicuramente più ispirato del Milan. Ma il calcio è fatto di momenti: basta una punizione di Pirlo deviata casualmente in rete da Inzaghi con un braccio, ma sempre al posto giusto al momento giusto, a bucare Reina; un gol (il 41° in Champions del bomber) che apre nuovi scenari e una ripresa facile da immaginare.
    BRIVIDO FINALE - Incursione in campo di un invasato a parte, il secondo tempo regala un Milan più tenace e operaio, che preferisce badare al sodo. Con il pressing più alto i rossoneri tengono a bada il Liverpool, che al 14' cambia Zenden (perché ha giocato?) con Kewell. Inglesi più offensivi, anche se costretti a subire le accelerazioni di Kakà su cui non vengono risparmiate le maniere forti. Ma occorre tenere alta la guardia e quando Gattuso al 18' fa cilecca, ci deve pensare Dida a salvare sul diagonale di Gerrard già con l'urlo in gola. Benitez gioca il tutto per tutto e toglie Mascherano per Crouch; Ancelotti inserisce Kaladze per Jankulovski. E' gara rognosa; rognosa come il Liverpool, ma è evidente che su entrambi i fronti non c'è più benzina. Per Inzaghi invece no; la sua riserva garantisce ancora un guizzo. Quello che gli permette di evitare Reina in uscita e segnare il 2-0. Inzaghi esce per Gilardino, Finnan lascia ad Aberloa e al 44' è Kuyt a infilare di testa. Finale drammatico, ma i 3' di recupero vengono gestiti con tranquillità dai rossoneri che con il possesso di palla centrano il trionfo. Istanbul è cancellata.
    May 09

    Onore ai giallorossi: grande ROMA!!

    La Roma ha le mani sulla coppa Italia. Batte 6-2 (sì, avete letto bene) l’Inter nella finale d’andata, al termine di una partita bellissima. I giallorossi, trascinati da Taddei e De Rossi - proprio lui, il centrocampista tanto stimato da Mancini, migliore in campo - nobilitano un’ottima stagione, con l’acuto da tenore, quello buono per le grandi occasioni, che finora era mancato. Giovedì prossimo a San Siro, nella gara di ritorno, a meno di un clamoroso harakiri, torneranno ad alzare al cielo un trofeo: l’ultimo entrato nella bacheca giallorossa risale al 2001 (la Supercoppa italiana). L’Inter, che non perdeva in coppa Italia da 28 gare, dal 19 dicembre 2002 (1-2 dal Bari), cade in maniera rovinosa per colpa di un avvio sciagurato e per merito di una grande Roma, l’unica capace di batterla in campionato. I nerazzurri hanno pagato a caro prezzo l’assenza di Ibrahimovic, il giocatore capace di regalare fantasia ad una squadra strapotente. Non è bastato a limitare i danni il solito Crespo, impagabile sottoporta e autore di una doppietta. Ma la cooperativa del gol giallorossa (a segno Totti, la differenza rispetto alla finale dell’anno scorso, De Rossi, Perrotta, Mancini e Panucci, due volte) ha stravinto il confronto.
    TRIS ROMA - La partenza della Roma è da sprinter. Lascia senza fiato i suoi tifosi, ma soprattutto manda in apnea l’Inter, stordita da tre gol incassati in 16’. Sembra Roma-Manchester, ma con i giallorossi che recitano il ruolo dei Red Devils. L’1-0 arriva dopo appena 54". Cross da destra di Taddei, Totti appostato a centroarea mette dentro di destro eludendo la chiusura di Stankovic. E’ il primo gol subìto dall’Inter in questa coppa Italia, l’ultimo era stato segnato dal romanista Nonda nella finale di ritorno della passata stagione. La Roma raddoppia subito. Angolo da sinistra, Mexes al volo, sottomisura deviazione vincente (forse il pallone tocca la mano) di De Rossi. Taddei sulla destra imperversa, salta Maxwell in continuazione, regala cross per tutti (Mancini spreca) e si mette pure in proprio, un suo destro è respinto da Toldo. Il terzo centro della banda Spalletti arriva grazie ad una discesa sulla sinistra di Chivu, cross basso in mezzo, Perrotta anticipa Materazzi e mette dentro il 3-0. Sembra la partita perfetta. Quella che Spalletti sognava, o forse non osava neanche farlo. Tutto bello: il gioco, il risultato, la coppa Italia ad un passo.
    CRESPO-MANCINI - Troppo bello per essere vero per i giallorossi, e infatti non lo è. Pizarro sbaglia ingenuamente un retropassaggio, ci si avventa Crespo, il solito rapace d’area, che dribbla Doni e segna l’1-3. L’incantesimo sembra spezzato. Viene da ripensare alla rimonta interista in Supercoppa: da 0-3 a 4-3, roba da sballo o da non dormirci la notte, a seconda della prospettiva da cui la si guarda. Mancini cambia: Stankovic passa trequartista, Figo si allarga in fascia. La mossa funziona. L’Inter ora preme, poderosa, possente, sembra tornata l’invincibile (o quasi) armata di campionato. Le due squadre si affrontano con stili diversi: l’Inter sembra il pugile picchiatore, capace di stenderti con un colpo solo, la Roma quello tecnico, che gioca quasi di scherma, sulle punte. Ora sembra poter succedere di tutto. E succcede che su un cross di Panucci (la fascia destra, quella non ombreggiata, sembra l’autostrada del Sole, che collega Roma a Milano, con Panucci e Taddei autotreni inarrestabili) Toldo ribatte corto, Mancini in scivolata mette dentro a porta vuota. L’Olimpico respira. E’ il gol della paura scampata. Totti sfiora la conquina su punizione, fuori di poco. Figo, rinato giocando largo, colpisce un palo. Squadre al riposo sul 4-1. 45’ spettacolari, Roma da applausi.
    SECONDO TEMPO - Dopo l’intervallo non rientra in campo Mexes (problema al polpaccio sinistro), dentro Cassetti, che si piazza a sinistra, Chivu centrale. Adriano, che va a sprazzi e tira da ogni posizione, ci prova da lontano, Doni si salva in angolo. Poi altro botta e risposta, a suon di gol. Segna Panucci di testa su angolo di Pizarro, replica il solito Crespo, con la capocciata vincente sul centro da destra di Maicon. La gara è avvincente. Vieira entra ed è il solito carro armato, Totti, sempre pericoloso, sfiora il 6-2 tennistico, da Foro Italico, in diagonale, bravo Toldo a rifugiarsi in corner. Il finale è denso di emozioni: Inter tutta in avanti, con Recoba che ci prova con il destro, ma Roma ancora vicina al gol con Mancini. All’ultimo minuto segna ancora Panucci: è il 6-2. La Roma ipoteca la coppa Italia.