| Rocco's profileECCO IL CAPITANO !!!PhotosBlogLists | Help |
E' Adriano il rinforzo per l'interLa sua Inter è tra la grandi sedici d’Europa, domina in campionato e dopo la sosta andrà a caccia della dodicesima vittoria consecutiva (traguardo mai raggiunto in Italia), eppure Massimo Moratti ha salutato così la squadra in partenza per le vacanze natalizie: "Nessuno si deve illudere". Un ammonimento — lanciato attraverso i microfoni di Inter channel — che sembra più che altro un messaggio diretto al popolo nerazzurro. Traduzione: tranquilli tifosi, la tensione resterà altissima, perché in questa stagione lo scudetto deve essere l’obiettivo minimo.
SOLO BATTAGLIE - "Undici vittorie rappresentano solo delle battaglie vinte — dice il presidente nerazzurro —, ma la guerra non è ancora nostra. Ci stiamo arrampicando giorno dopo giorno cercando di arrivare alla vetta per primi. I giocatori l'hanno capito in pieno, la partita contro l'Atalanta ne è stata la dimostrazione, e anche Mancini in questo senso ha l’atteggiamento giusto". Un Mancini "pompiere", proprio perché è chiaro a tutti che quest’anno non sono concessi errori. Moratti vuole il quindicesimo scudetto, per "legittimare" sul campo il quattordicesimo e togliere l’"ispirazione" ai compositori di barzellette tutte tinte di nerazzurro. Con lo scudetto in tasca arriveranno nuovi rinforzi, premi in denaro e i vari rinnovi contrattuali, compreso quello del tecnico, a meno che non sia proprio quest’ultimo a salutare tutti a fine stagione, magari in cerca di nuove avventure all’estero.
MARCIA TRIONFALE - Ma c’è da dire che per il momento la banda Mancini sta lasciando pochissimo per strada. Le uniche incertezze, tutte in Europa, sono state spazzate via con un rush finale strepitoso. In campionato, invece, i nerazzurri non hanno ancora perso una partita: quindici vittorie e tre pareggi l’impressionante cammino, impreziosito dai successi esterni con Fiorentina, Roma, Milan, Palermo e Lazio. Se nell’ultima giornata d’andata arriveranno i tre punti anche a Torino, i campioni d’inverno gireranno a quota cinquantuno, un punto in meno rispetto alla Juventus della scorsa stagione che poi chiuse a quota novantuno. Un record che Moratti vorrebbe cancellare per motivi nemmeno troppo segreti. Intanto, l’Inter a livello statistico è la squadra che ha totalizzato più punti in campionato nel 2006: ottantasei, come la Roma. «Una cosa molto positiva per entrambe le squadre — conclude Moratti —. Sono squadre che generano curiosità ed entusiasmo. E in modi diversi producono anche un ottimo calcio. Chiaramente noi speriamo di poter chiudere il discorso al più presto e andare avanti con tranquillità".
L’IMPERATORE - Una seconda parte di stagione, tra l’altro, che l’Inter potrebbe affrontare con un Adriano di nuovo formato Imperatore, potenzialmente il vero grande "acquisto" di gennaio. A un passo dall’esclusione dopo l’ultima bravata (allenamento saltato per un "colpo di sonno"), il 24enne brasiliano si è ritrovato in campo, sia Roma che sabato scorso, per un paio di situazioni particolari. Assist del destino ben sfruttati. Il gol con l’Atalanta (interrotto un imbarazzante digiuno di nove mesi, sessantunesimo centro con la maglia nerazzurra) non gli consentirà di evitare una salata multa, ma di certo gli ha restituito "la sicurezza nei miei mezzi. Era importante sbloccarsi, ora andrà tutto meglio. Lo devo a Moratti, che mi ha sempre aiutato tantissimo. Non ho più un padre e credo che lui mi abbia dato dei consigli importanti. È una grandissima persona e spero di fare tantissimo per lui. Oggi sono molto felice".
NATALE IN ITALIA - Intanto, gol a parte, un piccolo regalo Adriano l’ha già fatto al suo presidente, visto che durante le vacanze non partirà per il Brasile: festeggerà in Italia, a casa sua con mamma, figlio e fratellino. "Ho sbagliato tante volte — ha detto subito dopo la gara con l’Atalanta —, ma ero anche nervoso perché non riuscivo a dare ciò che volevo alla squadra, a Moratti e ai tifosi. D’ora in poi voglio segnare tanti gol e ringraziare anche così i compagni, che non mi hanno mai fatto mancare la loro fiducia. Mi serve un po’ di pazienza, serenità e... tanto lavoro". December 24 Ai ragazzi del Miranda (Franco Vicario)“La solitudine e….. l’utopia”
In questi ultimi giorni pre-natalizi ho trascorso gran parte del mio tempo a scuola parlando con voi. In classe, nei corridoi, in palestra, in assemblea, in ogni momento e occasione in cui sia stato possibile farlo. Si può dire che vi conosco quasi tutti, se non altro nell’aspetto fisico, forse per il mio desiderio di osservarvi quando frequentate la palestra, quando vi incontro fuori dai cancelli con l’indecisione se entrare, o non entrare, , quando vi incontro a frotte in fila per ottenere il permesso di ingresso alla seconda ora, quando vi incontro ai distributori automatici, quando all’uscita di scuola scappate via a piedi o con pulmanini o, capelli al vento , a cavallo di motorini, quando vi incontro per Fratta o addirittura a Napoli, dove abito, mete alternative di giornate scolastiche fatte apposta per evadere non si sa da chi e da che cosa anche se riesco a immaginarne i tanti motivi. Sono ormai diverse le generazioni di alunni che mi sono passate davanti agli occhi in trentasette anni di lavoro, di cui gli ultimi quindici a Frattamaggiore; generazione, la vostra, diversa e nello stesso tempo uguale alle precedenti, diversa dalle precedenti perché figlia del tempo in cui vive, uguale alle precedenti perché ogni generazione nuova porta in sé per dote naturale il desiderio del cambiamento, il sogno con al centro il proprio desiderio di felicità, non per concessione altrui, ma come una insopprimibile continua ricerca ed una conquista da fare, da poter condividere con tutti quelli che credono in un mondo in cui ogni uomo possa avere, e non come avviene adesso, le stesse opportunità di ogni altro uomo. Qualcuno direbbe che questa è un’ utopia, ma l’utopia sta ai giovani come l’acqua per gli assetati e la Scuola che dovrebbe essere una delle fonti per lo sviluppo di un sapere critico e per una crescita delle coscienze, a me pare, si stia allontanando, senza interrogarsi, sempre di più dalla sua funzione più nobile e da quella che dovrebbe essere la sua vera vocazione limitandosi ad esprimere voti sempre più difficili da esprimere, mentre la maggior parte dei genitori è solo preoccupata che i loro figli abbiano dei buoni voti non importa come e a quale prezzo. Nelle vicende scolastiche di questi ultimi giorni però mi è apparsa con maggiore evidenza, al di là di questo distacco che ha ragioni varie, la condizione di solitudine di una generazione che, nell’ipocrisia o peggio ancora nell’indifferenza di chi dovrebbe prendersi cura di essa, apparentemente non trovi più riferimenti, , non abbia la percezione di valori ai quali riferirsi, non abbia ideologie e soprattutto ideali intorno ai quali tante generazioni di giovani hanno sperimentato e speso energie che dessero senso al loro impegno e al loro vivere. Solo così si può spiegare come in una scuola di oltre duemila alunni all’ultima assemblea studentesca erano presenti, dispersi nei corridoi vuoti della scuola, solo una sessantina di ragazzi nei cui occhi ho letto tutta la solitudine del mondo e con essa anche la mia, per il fallimento, mio, della Scuola di dare valore e senso alla partecipazione perchè non educarla è il primo esempio di assenza di legalità. Quella mattina avreste dovuto parlare proprio di “legalità”, di un progetto da presentare in collegio dei docenti, al quale “fortunatamente” non vi è stato consentito di assistere evitandovi la pena di una discussione in cui è emerso con tutta la sua evidenza che il concetto di legalità è un concetto quanto meno confuso nella maggioranza dei partecipanti che ha liquidato la faccenda, senza analizzare ed entrare minimamente nel merito della questione, con la votazione di una proposta che di fatto conferma quella tendenza di allontanamento e allentamento di quel colloquio che è alla base delle relazioni umane e che, secondo molti autori di psicologia sociale, porta inevitabilmente all’inaridimento dei rapporti interpersonali perché vissuti nel deserto dei sentimenti. Alla riunione del comitato studentesco, alla quale ho partecipato, ho letto in tanti la frustrazione perché l’unica consapevolezza era quella di non sentirsi rappresentanti e rappresentativi di alcun progetto condiviso e condivisibile, non perché non ne abbiate, ma perché pare che nessuno è disponibile a prendervi sul serio, ad ascoltare le vostre richieste anche se apparentemente confuse, ad accompagnarvi e ad aiutarvi nella comprensione della realtà, a fare un percorso insieme lungo il quale si possa prendere coscienza delle cose da cambiare, come farlo, e soprattutto fare nuove ipotesi di un mondo e di una realtà nei quali riconoscersi. Alla riunione vi ho ascoltato con l’attenzione che meritate con il rispetto, vi ho detto, che bisogna avere per i più “piccoli” perché più fragili e indifesi nei confronti delle insidie della vita, delle tante “camorre” quotidiane di cui si è vittime o inconsapevoli protagonisti, della “prepotenza” della società telecratica, della prepotenza di quegli adulti che forse vi vogliono vedere crescere a loro immagine e somiglianza. Vi ho ascoltato e parlato con il cuore e con la mente, entrambi necessari per stabilire un filo nella comunicazione, per esortarvi a non rassegnarvi agli eventi e dare senso alla vostra riunione affinché non diventasse un’occasione sprecata e un alibi per chi dice che volete perdere solo del tempo per non fare lezione. Vi ho detto, come ho detto al collegio dei docenti, di utilizzare tutti gli spazi che la “democrazia scolastica” prevede per cominciare un percorso nuovo all’interno del quale concordare insieme con le altre componenti della scuola piani dell’offerta formativa, programmi, tempi e modalità per migliorare la qualità del tempo trascorso a scuola, non aspettando, quasi come un rituale, il mese di dicembre, ma a partire dall’inizio di ogni anno scolastico, senza soluzione di continuità e con la consapevolezza che anche se “più piccoli” , anche se nella naturale diversità dei ruoli, avete il diritto-dovere di essere trattati da eguali. Mi rendo conto della difficoltà, che ancora io stesso incontro, a scardinare mentalità consolidate perché è più comodo adattarsi alla realtà che tentare di cambiarla, ma io ringrazio chi nella mia vita mi ha regalato gli strumenti di comprensione affinché non restasse soffocato il mio pensiero e con esso il mio desiderio di credere in un mondo in cui sia possibile vivere in assenza di ingiustizia e soprattutto vivere nella solidarietà tra gli uomini. E’ utopia questa? Può darsi, ma non vi sono alternative ad essa e per questo voi restate i miei interlocutori privilegiati, con i quali posso continuare a camminare, gli unici nei quali non ho mai rinunciato a credere e che continuano a dare senso e dignità al mio lavoro. Per questo vi ringrazio. Franco Vicario
Finestra sull’Utopia
“Lei è all’orizzonte” dice Fernando Birri. “Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”. December 19 Che pregiudizio su MATRIX MATERAZZI !!Il battibecco (si è arrivati alle mani) tra Giordano e Materazzi nel recupero del primo tempo ha lasciato strascichi pesanti nel dopo gara. Il tecnico del Messina, espulso, ha messo in dubbio il risultato sostenendo che Materazzi andava espulso, e invece poi ha segnato un gol, il difensore dell'Inter, ammonito, sostiene di non aver fatto nulla per meritare il giallo.
GIORDANO - "Materazzi si sente uno sceriffo perchè è campione del mondo. Si fa giustizia da solo e non è la prima volta che fa di queste scene, ancora lo scusiamo. Sono sempre molto tranquillo ma la sportività in Italia non paga. Avete visto tutti quanti quello che è accaduto e Materazzi non è la prima volta che fa queste cose. Poi abbiamo perso per un gol suo, immaginate come posso stare io". Dalle immagini si vede Giordano che colpisce con una manata da dietro Materazzi dopo che il difensore era andato con veemenza a recuperare il pallone nelle mani del tecnico: "Le immagini le dovrebbe rivedere Materazzi - replica Giordano-, se lui rimanesse nel rettangolo di gioco...Non è che quella palla me la mangiavo, gliela ridavo tranquillamente. Io sono stato aggredito, avevo il pallone in mano ed è lui che è venuto a prendere la palla. Se vogliamo scusare i campioni del mondo scusiamoli, ma se lo avesse fatto un altro giocatore ci sarebbe stata la fila per accusarlo. L'Inter - conclude - non ha bisogno di queste cose, oggi avrebbe vinto lo stesso".
MATERAZZI - "Io non colpevolizzo Giordano, è una persona intelligente, facciamo passare la notte, che porta consiglio, e poi sentiamo le sue dichiarazioni. Il guardalinee mi ha assegnato la rimessa, volevo solo la palla per ripartire velocemente, non ho istigato, non ho provocato, non capisco la mia ammonizione. La trovo scandalosa. Le regole dicono che bisogna lasciare il pallone dov'è e un allenatore che non c'entra niente con i 22 in campo si prende la briga di prendersi il pallone. In più mi dà una manata, vedete voi se dovevo essere ammonito. Quando ho ragione la pretendo, già ho subito ingiustizie in passato".
MARCO,dopo aver visto la scena con Giordano,sognavo un tuo goal a inizio ripresa...e tu hai saputo trasformare il sogno in realtà con una splendida conclusione...sei stato eccezionale. Proprio come ai mondiali, quando hai zittito gran parte dell'Italia,che già imprecava dopo l'infortunio di Nesta..forza MATRIX December 12 Alle neolaureate Laura & GioiaIn questo eccelso e celestiale giorno, (ieri 11/12/2006 ),avete visto raggiunta la vostra metà più alta e più ambita !!Augurissimi e tanti buoni successi per la vostra vita.Un abbraccio ad entrambe. Con affetto,saluti da Rocco. |
|
|