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27 novembre Prova superlativa, Palermo battutaAlberto "Jimmy" Fontana non stima Roberto Mancini e la cosa è reciproca. Tuttavia dopo il 2-1 con cui l'Inter vince a Palermo, il tecnico di Jesi avrà in parte cambiato idea. E' proprio un errore del portiere rosanero dopo 7' a spalancare la porta al destro di Ibrahimovic e ai nerazzurri. Ma l'episodio iniziale non deve trarre in inganno: l'Inter gioca una grandissima partita, fa valere la sua forza e la tecnica individuale dei suoi califfi e spegne ben presto l'entusiasmo del Renzo Barbera. Il Palermo ha potuto ben poco e ai siciliani non è bastato andare al riposo su un insperato e immeritato 1-1 per arginare la migliore Inter della stagione: dopo aver fallito più volte il secondo gol, nella ripresa ci ha pensato un insolitamente generoso Adriano a servire l'invitante pacco dono a Vieira. Non è mancato neppure un pizzico di fortuna all'Inter: il palo nel finale di Caracciolo può essere inteso come uno dei segni propizi della stagione.
PRIMO TEMPO - Mancini sorprende schierando Adriano (in netta ripresa) in avanti e Solari a centrocampo. I sacrificati sono Crespo e Cambiasso, non ancora pronto per i 90'. Stankovic, in un grande momento di forma, arretra davanti alla difesa ed è proprio Solari il centrocampista più avanzato. Guidolin risponde con un 3-5-1-1 molto compatto, con Amauri supportato da Bresciano. Mancano Simplicio e Di Michele: sono assenze pesanti per il tecnico-ciclista. Pronti-via e l'Inter aggredisce un Palermo che non riesce mai a recuperare palla e ripartire. Dopo 7' arriva il gol di Ibra, che carica ancora di più i ragazzi di Mancini. L'Inter annichilisce i rosanero con 35' da grandissima squadra. Vieira e Adriano mancano un 2-0 che esprimerebbe meglio la differenza di valori in campo. Ma proprio al 46' arriva la beffa: cross di Pisano, spizzata di testa di Bresciano e gran tocco di esterno al volo di Amauri. Splendido gol di un giocatore che si sta scoprendo campione, ma il piazzamento dei centrali nerazzurri è pessimo, con Materazzi, perfetto fino a quel momento, troppo distante dal brasiliano.
SECONDO TEMPO - Si ricomincia e Ibrahimovic, che sul finire del primo tempo aveva accusato un guaio muscolare, getta la spugna a favore di Crespo. Anche Amauri non recupera dopo una botta al ginocchio, che comunque non gli ha impedito di segnare un gol stupendo, e Guidolin suo malgrado è costretto a inserire Caracciolo. Ma il copione non cambia e per il Palermo è un problema contenere un'Inter straripante. Fontana prosegue la sua serata negativa con un'uscita a vuoto, poi Materazzi su corner colpisce il palo. Il secondo gol sembra solo questione di minuti. E infatti Adriano parte in progressione, poi attende con grande intelligenza l'inserimento di Vieira servendolo sulla corsa. Il destro del francese, impercettibilmente deviato da Dellafiore, non dà scampo a Fontana. L'azione parte dopo un contatto Vieira-Caracciolo al limite dell'area di Julio Cesar, ignorato da Rosetti. Ottenuto il vantaggio l'Inter arretra e gestisce il vantaggio con una tranquillità solo poco tempo fa impensabile. Proprio come un gruppo di giocatori che si sente pronto a vincere. Julio Cesar non va mai oltre l'ordinaria amministrazione (destro di Bresciano), ma rischia moltissimo nel finale, quando il palo lo salva su Caracciolo e spegne le velleità di un Palermo comunque encomiabile. Ma è giusto così. 23 novembre E l'Inter si fa bella anche in ChampionsCrespo, un gol che vale gli ottavi: L'argentino stende 1-0 lo SportingVincendo per 1-0 contro lo Sporting Lisbona, l'Inter stacca il biglietto per gli ottavi di Champions League con un turno d'anticipo. Dopo un inizio difficile, con una rete annullata a Crespo per fuorigioco, lo stesso argentino realizza il gol vittoria al 36' scattando sul filo del fuorigioco dopo un assist di Stankovic. Nella ripresa non succede quasi nulla, ma nel finale Crespo e Ibrahimovic sfiorano il raddoppio. LA PARTITA 21 novembre INTER, 30 MA SENZA LODE !!Inter, fuga riuscita. Il Cagliari ha fermato ieri la marcia del Palermo (1-0 al Sant'Elia), i nerazzurri superano 1-0 la Reggina e conquistano il primato in solitaria. Non solo: a 32 giorni dall'ultima comparsa (in panca), torna Adriano, prima in panchina e poi (dal 7' s.t.) in campo. Il brasiliano dimostra una vivacità ritrovata e conferma che la miglior forma è vicina. Fin qui le note positive. Poi però sarà meglio che l'analisi nerazzurra si soffermi parecchio sul blackout che ha paralizzato la squadra nel primo tempo, dal momento in cui è passata in vantaggio (4') al minuto 31 (primo tiro verso Pelizzoli a vantaggio acquisito, Crespo l'autore). Ed anche nella ripresa, pur soffrendo di meno (ma Julio Cesar e Vieira nei primi minuti sono stati provvidenziali), l'Inter non è comunque mai riuscita a creare pericoli. Grandi meriti ovviamente sono della Reggina, protagonista di una gara aggressiva e di grande personalità, che mai si è rassegnata alla sconfitta.
FORMAZIONI. Adriano e Cambiasso tornano in panchina, Vieira viene confermato in campo a dispetto delle previsioni della vigilia, con Dacourt in panca. Nella Reggina recupera Mesto, che si piazza sulla fascia destra e fa accentrare Tognozzi, con Missiroli scelto per far coppia con Leon alle spalle di Bianchi.
PRIMO TEMPO. La gara si mette subito in discesa per l'Inter, che trova il gol già dopo 4 minuti. Cruz di testa gira per Vieira, che a sua volta fa da torre per Crespo, che supera Pelizzoli con un destro implacabile. Poi il blackout. Totale, devastante: l'Inter sparisce dal campo, la Reggina si sblocca. E reagisce con impressionante veemenza. L'Inter vive minuti da incubo, e l'assedio dura fino alla mezz'ora. In mezzo c'è un palo colpito da Missiroli con un colpo di testa, un braccio di Stankovic in area amaranto (poi Rocchi userà lo stesso metro nel valutare identica situazione in area nerazzurra), una respinta di Julio Cesar su Leon, e una pressione che rischia di schiacciare l'Inter da un istante all'altro. E invece la squadra di Mancini, mai vista così in sofferenza a San Siro, resiste e chiude il primo tempo non solo in vantaggio ma anche in ripresa, con Crespo e Cruz pure minacciosi dalle parti di Pelizzoli. L'ultimo flash è per Mazzarri, espulso al 37' per proteste, su segnalazione del quarto uomo Pinzani.
SECONDO TEMPO. La Reggina torna in campo con la stessa carica esplosa nella prima frazione, e già dopo 4' chiama Julio Cesar a un salvataggio volante su un gran destro di Tognozzi da fuori. Cruz lamenta dolore al ginocchio destro, si alza e si scalda Adriano, ma l'attenzione torna all'area nerazzurra: Vieira entra nel Guinnes dei miracoli anticipando millimetrico Missiroli a due passi dalla rete. Al 7' fa il suo ingresso Adriano, che subito dà segni di ritrovata forma e intraprendenza. Un rientro promettente, insomma, quello del brasiliano. Nel frattempo la Reggina non cala e l'Inter non cresce: la gara resta in equilibrio, a conferma della validità della squadra calabrese, che ha già deglutito i 15 punti di penalizzazione da cui è partita, e della tenacia nerazzurra, anche in mezzo a una tempesta. Ci prova ancora Bianchi, che trova anche un gol al 32', ma Rocchi non convalida per fuorigioco: quando il giocatore devia (di spalla) in rete una gran botta di Tognozzi si trova in posizione irregolare. E' l'ultimo brivido per l'Inter, poi Crespo e C. provano in tutti i modi a mandare in gol Adriano, ma il risultato in realtà resta invariato. E l'Inter si ritrova in beata solitudine. 14 novembre Grazie a Dio e a MORATTIKanu: "Grazie a Dio e a Moratti" A dieci anni dall'intervento al cuore il nigeriano è capocannoniere nel campionato inglese. "Il presidente dell'Inter è come un secondo padre. Il futuro? Aiutare bambini malati" PORTSMOUTH (Gran Bretagna), 10 novembre 2006 - Nwankwo Kanu è nato a Owerri, Nigeria, il 1° agosto 1976. E' rinato a Cleveland, Ohio, il 25 novembre 1996. Tra poco la sua seconda vita compie 10 anni, e lui ha già cominciato la festa: con più gol di tutti in Premier League. Capocannoniere con 7 gemme in 10 presenze, sorpresa nella sorpresa Portsmouth, la neopromossa che viaggia al 4° posto dietro Manchester United, Chelsea e Bolton, davanti all'Arsenal. Nella sua seconda vita non segnava tanto dal 1999-2000, la stagione d'esordio con l'Arsenal, ma furono 12 reti in 30 partite. Al Portsmouth ha raggiunto la media-gol più alta della carriera (0,7) la carriera che sembrava finita all'inizio di settembre, nel 1996, quando aveva appena 20 anni ed era appena arrivato all'Inter con la medaglia d'oro delle Olimpiadi di Atlanta, con i tre campionati d'Olanda e la Champions League conquistati all'Ajax. Van Gaal, visione da guru, era stato il più svelto a prendere in custodia il più alto (1,97) e il più bravo della Nigeria campione del mondo Under 17 nel 1993. Ma all'Ajax Kanu aveva vinto tutto rischiando la vita ogni volta. Incredibilmente, i medici olandesi non gli avevano mai diagnosticato la grave insufficienza cardiaca che gli derivava da una malformazione della valvola aortica: bastava saper leggere a fondo un elettrocardiogramma. Se ne accorse subito, invece, il dottor Piero Volpi. Il medico interista pensò ad un guasto del suo ecografo, non riusciva ad immaginare che in Olanda non sapessero nulla. Carriera finita, scrissero i giornali. Massimo Moratti spedì Kanu alla miglior clinica cardiochirurgica d'America, a Cleveland. Il 25 novembre 1996, dopo 4 ore in sala operatoria, il dottor Bruce Lytle, specialista di fama mondiale, annunciò che Kanu era rinato. "Moratti è il mio secondo padre", disse Kanu appena ebbe la forza di parlare. Dieci anni dopo, cosa prova? "Ho sempre avuto molta fede in Dio. Dio mi ha dato la possibilità di tornare a giocare, Massimo Moratti è stato il suo strumento, realmente un secondo padre per me, mi ha guidato, aiutato, sostenuto. Ne ho fatta, di strada, in questi 10 anni, ma non sarebbe successo senza Moratti: chi è stato in ospedale sa cosa significa avere vicino una persona speciale". Vi sentite ancora? "Lo chiamo spesso, anche solo per salutarlo, per scambiare due parole. Non dimenticherò mai quel che ha fatto per me". Moratti l'ha fatta rinascere, ma la sua carriera è rinata all'Arsenal, nel 1999. "Rimasi in America quasi 6 mesi. Quando tornai a Milano l'Inter di Simoni aveva parecchi attaccanti, a cominciare da Ronaldo. Non era facile riprendere in concorrenza con tanti campioni. Moratti non mi voleva cedere, rifiutò le offerte di 5 club. Alla fine fui io a chiedergli di lasciarmi andare all'Arsenal: avevo bisogno di giocare, non potevo continuare da riserva. E ancora una volta mi ha accontentato". All'Arsenal ha trovato Henry. "Ho trovato la felicità di giocare. Non tutta la felicità del ragazzo che ha imparato da Van Gaal e ha vinto tanto con l'Ajax. Ma la felicità di smentire le previsioni di sventura. Tutti avevano detto che Kanu era finito, che non avrebbe più giocato. Ma in un dream-team come l'Arsenal, con Wenger che mi lasciava fare, sono rinato come calciatore". Due anni da protagonista, poi tre da rincalzo eccellente. E due stagioni buie a fondo classifica con il West Bromwich, retrocesso a maggio. Perché tanti gol col Portsmouth? "Perché c'è un allenatore come Harry Redknapp, semplicemente speciale. Uno che sa subito tirar fuori il meglio dai giocatori, un vero leader, il comandante della barca. Con Redknapp è facile adattarsi e dare il meglio. Mi chiede di giocare con l'istinto. Su 7 reti, 5 le ho fatte di testa: perché ricevo splendidi lanci, soprattutto da Johnson e O'Neil dalla destra". Dove vuole arrivare? "Voglio continuare con i gol, per portare il Portsmouth in zona Uefa". Dopo? "Il dopo è già cominciato: dal 2000 lavoro in ogni momento libero per raccogliere soldi per la mia fondazione per i piccoli malati di cuore africani. Ne abbiamo già fatti operare circa 400, in Europa. Ma ora vogliamo costruire ospedali specializzati in Africa. Moratti è uno dei garanti della fondazione. Tutti possono aiutarci, anche dall'Italia: andate sul sito www.kanuheartfoundation.co.uk". 07 novembre Ecco il vero IBRA...e l'inter vola !!E' stato il fiore all'occhiello del mercato nerazzurro, il colpo perfezionato personalmente da Moratti, l'uomo in grado di far fare il salto di qualità. La storia di Ibrahimovic a Milano era cominciata così, tra squilli di tromba e sorrisi compiaciuti, ma sembrava deludere le attese. Troppi errori, qualche fischio e molti mugugni. Ora Zlatan è tornato quello della prima stagione italiana e, con lui al top, l'Inter vola.
"Ibra? Lo capisco, io ero come lui". Un complimento così è da pelle d'oca. A parlare, infatti, è Roberto Mancini, allenatore nerazzurro, ma anche delizia per gli occhi degli appassionati del pallone di qualche anno fa. Dopo la partita di domenica contro l'Ascoli, il tecnico jesino ha deciso di riservare qualche coccola e tante parole al miele al suo epigono svedese. "Quando avevo 24-25 anni - ha confessato - anch'io giocavo per la platea e per me stesso, facendo poca attenzione e in barba alla concretezza sotto porta. E anch'io sono stato ripreso più volte dai miei allenatori. Non c'è nessun problema con Zlatan: lui ha dei margini di miglioramento incredibili; pensate solo che in allenamento non sbaglia mai un gol. Deve imparare a badare di più al sodo, ma tecnicamente è un giocatore straordinario e non gli manca niente per puntare al Pallone d'Oro". Un'incoronazione in grande stile, con qualche dritta per migliorare ancora. A dire il vero, il Mancio non ha mai nascosto l'ammirazione per quel funambolo e nemmeno l'irritazione per il florilegio di dribbling, colpi di tacco e giochi di prestigio fini a se stessi, messi in fila dall'ex juventino. Ma la scelta di averlo è stata sua. L'ha richiesto più volte alla dirigenza, con l'insistenza di chi sa che il diamante grezzo vale più di mille rubini. E' passato da tutti, fino a convincersi che solo il boss potesse accontentarlo. E così, una sera d'agosto, Moratti, personalmente, ha soffiato il fuoriclasse dei sogni del suo tecnico ai cugini rossoneri. Ma l'inizio di Ibrahimovic in nerazzurro non è stato facile. Abituato, forse, alla concretezza disarmante di un bomber di razza come Trezeguet, lo svedese ha proseguito nel suo corteggiamento al calcio d'autore, alle perle da esteta. Ma l'Inter aveva bisogno di lui anche in zona gol, tra i tentennamenti di Adriano e l'ambientamento di Crespo. Così, i gol divorati non sono andati giù a nessuno, Mancini e tifoseria in testa. L'allenatore, spazientito, si è fatto sentire e i rimbrotti hanno provocato reazioni altezzose dell'attaccante, tipiche del personaggio. San Siro, anche se senza alzare troppo il volume, gli ha addirittura riservato qualche fischio. Ora sembra tutto alle spalle, con buona pace delle altre squadre e dei loro sogni di rimonta o di tricolore. Ora Ibra segna, anche se senza troppa continuità, ma soprattutto è tornato quello della prima annata bianconera. Una macchina da assist, l'uomo in grado di mettere in croce un'intera difesa da solo, un mostro di concretezza, insomma, e l'utilità fatta a calciatore. Moratti si lustra gli occhi, Mancini è in vena di "osanna" e San Siro ha i lucciconi: Zlatan è tornato davvero e adesso l'Inter può volare ancora più in alto. |
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