Rocco's profileECCO IL CAPITANO !!!PhotosBlogLists Tools Help

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    October 30

    Ancora a secco:arrivederci alla vetta

    Dopo Gilardino, squalificato con la prova tv per due turni per il gol di mano contro il Palermo, Prandelli perde anche Mutu, alle prese con il riacutizzarsi di un problema al ginocchio sinistro. In campo Pazzini e Osvaldo. Sulla sinistra non c'è Vargas ma Pasqual, al suo esordio stagionale. Nell'Inter Mourinho opta per Obinna sulla destra con Mancini e Ibrahimovic, lasciando Quaresma in panchina; Chivu viene riproposto a centrocampo, privo di Cambiasso e Muntari.

    Partita intensa nei primi 45' ma soltanto due grosse emozioni, una per parte. Al 5' sussulto nerazzurro: Ibrahimovic attrae su di sè l'attenzione della difesa viola, taglio dentro per Mancini che con un diagonale ravvicinato colpisce la traversa. Al 42' punizione dal limite di Pasqual, Julio Cesar respinge coi pugni poi Pazzini va giù su trattenuta di Burdisso, per l'arbitro Rosetti tutto regolare. Per il resto è la Fiorentina a fare la partita e a rendersi più pericolosa, soprattutto quando raddoppia sulla fascia destra e crossa con Santana e Kuzmanovic per la testa di Osvaldo e Pazzini: i due attaccanti ci provano sempre ma giocano troppo vicini. L'Inter fa paura quando riesce a ripartire in velocità e può sfruttare gli esterni, altrimenti non trova spazi davanti a una difesa viola ben organizzata. Ibrahimovic è troppo isolato là davanti ma quando prende palla sono dolori: al 27' la sua conclusione dalla destra con mossa da taekwondo sfiora il secondo palo. Obinna si fa vedere più di Mancini ma senza pretese.

    Nella ripresa la musica non cambia, con la Fiorentina che si affaccia spesso e volentieri in avanti, spinta da un Montolivo in crescita e l'Inter che aspetta. A prevalere è la tattica. Sono comunque i nerazzurri ad avere subito due buone opportunità per andare in gol, prima con Mancini che da ottima posizione spara clamorosamente alto, poi con Crespo (entrato al 62' al posto di Obinna) che ci prova con un diagonale, chiude bene Frey. Con il passare dei minuti la Fiorentina preme con più insistenza e nel finale ha dalla sua tre ottime occasioni con Gamberini, Pazzini e Jovetic, quest'ultimo entrato per Osvaldo. Tanti lampi ma il gol non arriva. Per l'Inter di Mourinho seconda gara senza gol: addio alla testa della classifica.

    LE PAGELLE
    Cordoba-Burdisso 6,5 -
    Partita senza sbavature per i due centrali nerazzurri. Puntuali nelle chiusure, sempre attenti sulle iniziative di Pazzini e Osvaldo. Nella ripresa l'argentino è decisivo sul tentativo dell'ex attaccante atalantino.

    Pasqual 6,5 - Buon esordio, Prandelli ci ha visto bene. Bene in fase difensiva e non solo. La sua punizione velenosa, poi, trova le manone provvidenziali di Julio Cesar. E Pazzini...

    Ibrahimovic 6 - Tanta classe, tanta volontà ma lo svedese non può fare tutto da solo. E non nasconde il disappunto per gli imprecisi passaggi dei compagni... Nel primo tempo l'attacco è sulle sue spalle. Ci prova anche con una conclusione con acrobazia da taekwondo, la palla però esce non di molto.

    Mancini 5 - Impalpabile nel primo tempo a parte una conclusione che si stampa sulla traversa. Nella ripresa ha sui piedi un pallone d'oro che getta letteralmente al vento da ottima posizione. E Mourinho, giustamente, lo cambia per Vieira.

    TABELLINO
    Fiorentina-Inter 0-0

    Fiorentina (4-3-3): Frey 6,5; Comotto 6,5, Gamberini 6, Kroldrup 5,5, Pasqual 6,5 (87' Zauri sv); Kuzmanovic 6 (69' Almiron 5,5), Felipe Melo 6, Montolivo 6; Santana 6; Pazzini 6, Osvaldo 6 (74' Jovetic 6). In panchina: Storari, Donadel, Semioli, Da Costa. All.: Prandelli
    Inter (4-3-3): Julio Cesar 7; Maicon 6, Cordoba 6,5, Burdisso 6,5, Maxwell 5; Zanetti 6, Stankovic 5 (81' Quaresma sv), Chivu 5; Obinna 5,5 (62' Crespo 6), Ibrahimovic 6, Mancini 5 (62' Vieira 5,5). In panchina: Toldo, Dacourt, Materazzi, Balotelli. All.: Mourinho
    Arbitro: Rosetti di Torino
    Ammoniti: Kroldrup (F), Maicon (I)A Firenze l'Inter non punge

    Partita equilibrata, finisce 0-0

     

    October 26

    Il Genoa frena la corsa dell'Inter

    A San Siro finisce 0-0Contro il Genoa a San Siro, l'Inter non va oltre lo 0-0 . Gli uomini di Mourinho, grazie a un Genoa ben disposto in campo, faticano a trovare gioco. Ne approfittano i rossoblu che nel primo tempo vanno vicini al gol con Mesto che colpisce la traversa. Poi ci pensa Maicon, nella ripresa, a pareggiare il conto dei legni. Al 15' dela ripresa il Genoa resta in 10 per l'espulsione di Juric, ma l'Inter non ne approfitta.

    LA PARTITA

    E' un'Inter diversa da quella che ha trionfato all'Olimpico contro la Roma una settimana fa. Grande merito però va ai rossoblu bravi a chiudere gli spazi a Ibra e compagni impedendo ai fuoriclasse nerazzurri di trovare spunti e idee.

    Gasperini legge bene la partita: Mesto a sinistra si rivela subito una carta vincente. Il centrocampista mette in difficoltrà Maicon e così tutta la squadra nerazzurra che fatica a trovare spunti e azioni degne di nota. Bene tutta la difesa genoana che chiude, certo, ma non solo: ripartenze e continui cambi di posizione dei giocatori in campo, "stordiscono" i nerazzurri. 

    E così nel primo tempo il Genoa va vicino al gol più volte. Mesto colpisce la traversa, ma è soprattutto Milito ad ingaggiare, da buon argentino, una lotta serrata con il brasiliano Julio Cesar. Nel secondo tempo, Mou cambia due terzi di tridente. Dentro resta solo Ibra, entrano Balotelli e Obinna, ma nonostante i fattori il risultato non cambia. Cambia invece il numero dei genoani in campo:  10 per l'espulsione di Juric, ma anche in superiorità numerica l'Inter non trova il gol. Ci pensa poi Maicon a pareggiare i conti dei legni, colpendo anche lui, la traversa. Nel finale l'Inter ci prova ma Roubinho continua a dire no, bloccando la corsa dei nerazzurri.  

     LE PAGELLE

     

    Ibrahimovic 6 Non è lo stesso guerriero che si è visto all'Olimpico: contro il Genoa lo svedese fa piuttosto il soldatino, facendo il minimo indispensabile: mette in campo alcuni  numeri da funambolo, ma non è mai troppo pericoloso in area.

     

    Maicon 6 Fatica parecchio a trovare spazi, soprattutto per merito di Mesto. Ma le poche volte  che riesce a sfuggire alla gabbia avversaria fa paura. A 14' della ripresa un suo colpo di testa finisce sulla traversa rispondendo, almeno a conto di legni, al duello ingaggiato con Mesto.

     

    Quaresma 5 Ok, è vero stavolta nessuna inutile  trivela, ma piuttosto un tocco d'interno che per poco non batte Roubinho. E se a inizio gara è poco cercato dai suoi compagni, nel corso del primo tempo si perde e ci vorrebbe il luminol per  trovarne traccia. Mourinho infatti lo sostituisce.


    Mesto 7
    Spostato sulla sinistra il centrocampista è la vera spina del fianco dei nerazzurri. Blocca le ripartenze di Maicon e non solo: spinge molto e tenta più volte il tiro dalla distanza. Una sua sassata al 36' del primo tempo supera Julio Cesar ma non la traversa. Poco prima raccoglie un lancio di Milito respinto dal numero 1 nerazzurro ma sbaglia clamorosamente.

     

    Biava 6,5 Fa la parte del mastino, mordendo le caviglie a Ibrahimiovic e Adriano che non trovano spazi. Il suo pressing serrato e le sue continue ripartenze annebbiano le giocate degli avversari.


    Milito 7 A San Siro contro l'Imperatore l'argentino, nemmeno a dirlo indossa i panni del Principe. Diegol come è stato battezzato a Genova, ci prova più volte e come vuole tradizione, da buon argentino dà filo da torcere al brasiliano Julio Cesar,  ma a Milano resta semplicemente Diego.

    October 23

    In coppa ci pensa ADRIANO

    MILANO, 22 ottobre 2008 - Prima in campionato e ora da sola anche in Europa, seguendo i desideri di Josè Mourinho e le sue richieste di dedizione alla causa. Per battere l’Anorthosis basta un gol, quello di Adriano alla fine del primo tempo, la spinta che lancia l’Inter al comando solitario del gruppo B con una vittoria di margine proprio sui ciprioti.
    BLOCCO - Mancini e Adriano dall’inizio, al fianco di Ibrahimovic. Toldo in porta. Sono queste le novità rispetto alla trionfale notte di Roma, a dimostrazione di come un blocco questa squadra l’abbia già trovato, al netto degli infortuni. Se per l’Imperatore si tratta di un segnale di fiducia importante dopo le piccole frizioni seguite al suo rientro dal Sudamerica, per il portiere è un’autentica ciambella lanciata in mezzo al mare a quasi due anni dall’ultima presenza da titolare in Champions.
    IL CUNEO DI KETSBAIA - Il filo conduttore che unisce i primi palloni giocati fino al gol di Adriano è un lungo possesso palla nerazzurro, che si accompagna a un pizzico di leziosità prodotto dalla superiorità tecnica schiacciante. Il risultato è un continuo rimbalzare sul muro eretto da Ketsbaia. L’Anorthosis (quasi duemila i tifosi arrivati a San Siro), assomiglia a un cuneo: due pivot bassi coprono adeguatamente il terzetto difensivo piantato nell’area di rigore; davanti Sosin è l’unico che ha la libertà di restare dietro la linea della palla; in mezzo il resto della truppa. Funziona, almeno per 44 minuti.
    LA CHIAVE - L’azione da cui nasce il gol è la conseguenza di una mossa che si rende necessaria quando lo stallo rischia di diventare perpetuo nonostante gli sforzi dell’Inter. Dopo 35 minuti di assalti poco profondi Mourinho allarga a sinistra Ibrahimovic, più prezioso da uomo assist che da centravanti. Adriano dall’ala va in mezzo a fare la punta, e Mancini cambia fascia virando a destra. Pochi minuti ed ecco l’1-0. L’Imperatore timbra il suo diciottesimo centro europeo sfruttando proprio l’apertura di Zlatan per Maicon, che firma un assist balsamico per la serata dei nerazzurri.
    QUARESMA - Avanzato Savio come unico riferimento offensivo (dentro Taher per Sosin) l’Anorthosis costruisce a inizio ripresa la chance migliore con Katsavakis e il suo colpo di testa di poco alto. Resterà un caso isolato, perché il copione in mano ai protagonisti non cambia. L’Inter arriva a un passo dal bis con Muntari (di testa) e Ibra (diagonale ravvicinato). Quello che è diverso è il modulo, che con Quaresma al posto di Mancini si assesta su un centrocampo a quattro. L’esterno arrivato dal Porto raccoglie i primi applausi dalla partita (con gol) in casa giocata contro il Catania, mentre Ibrahimovic fa gridare vendetta con il bersaglio mancato a metà ripresa davanti al portiere.
    CAMBIASSO K.O. - Gli ultimi minuti riservano l’infortunio muscolare di Cambiasso, da valutare, e il solito graffio di Cruz, vicino al raddoppio con un diagonale di poco sul fondo. Ultimo sussulto della notte di San Siro mentre da Atene giunge la notizia del 2-2 tra Panathinaikos e Werder che porta a quattro punti il distacco dalla terza del girone.
    October 19

    Ibra lancia la fuga dell'Inter

    Non sempre è bene che la verità mostri sicura il suo volto. Avrà pensato questo Spalletti dopo esser stato travolto da Ibra e soci. Quattro gol a niente. Esagerato. Gli appigli della posizione dubbiosa dello svedese in occasione del primo centro sono scivolosi come cera appena data. L'Inter non lascia iniziare la sfida, segna due volte in principio di tempo, obbligando Totti e compagni a tenere la testa sott'acqua per tutta la sera. In realtà il match dura meno di un'ora. Tanto, infatti, basta ai nerazzurri di Mourinho per mettere le cose in chiaro. Troppo brutta questa Roma per essere vera. Troppo pochi i punti deboli di quest'Inter per pensare che il tecnico portoghese abbia finito di plasmare la materia. Intanto, però, la verità è codesta.  

    LE PAGELLE

    Ibrahimovic 8
    D'acchito sembra Gulliver legato dai lillipuziani sulla spiaggia. In realtà è come David Hasselhoff in versione 'Baywatch'. Corre libero sul lido di Ostia sminuzzando le resistenze timide giallorosse. Un pallonetto chirurgico e un mancino in diagonale tolgono respiro alla Roma nei due momenti in cui la ceratura di Spalletti prende fiato. 

    Stankovic 7 Potrebbe iscriversi all'Accademia Disney per come disegna un destro terrificante che sbatte sul palo e infilza definitivamente il cuore balbettante degli avversari. Partecipa attivamente al lavorìo che impone Mou. 

    Obinna 7 Dovrebbe volteggiare come un olimpionico della ginnastica, invece lavora sporco come fosse in un'officina. Si vede poco, forse perché non ancora digerito dal sistema interista. Eppure quando Quaresma gli solleva la sbarra del casello con il telepass lui approfitta del vuoto lasciato da Riise, punta Juan e infila Doni rientrando sul sinistro. Eravamo già alle palle di neve, ma il segnale è positivo.

    Quaresma 6 La trivela esageratamente sfruttata nei prmi minuti della partita rischiava di portarlo fuori strada. Dopo un rimbrotto di Stankovic e un richiamo in lingua originale di Mourinho, capisce che è meglio riporla nel cassetto. Allora ci mette volontà e modestia. Il lancio per Obinna che apre il palcoscenico al quarto gol interista è un po' come rendere l'omaggio al nigeriano dopo che nel primo tempo lo aveva ignorato platealmente per vezzeggiarsi con la specialità della casa sbiadita.

    Juan 5 Ottimo in situazioni di pericolosità mediocre, incerto quando l'Inter si fa pericolosa. Anticipa Ibra tre volte, ma quando deve recuperare va in difficoltà. Rischia un clamoroso autogol al 9' del primo tempo, si fa puntare senza opporre strenua resistenza da Obinna, si perde Maicon con il connazionale che prende il palo. 

    Julio Cesar 7 Riise, Vucinic, Cicinho, Aquilani, Totti e di nuovo il norvegese. Sono gli autori della (tentata) riscossa romanista. Tutti da lontani, tutti rimandati al mittente dal brasiliano. 

    Totti 6,5  E' da solo sull'Aventino. E visto che lo scala in non perfette condizioni fisiche, l'impresa va sottolineata. Il capitano regge l'impatto emotivo e fisico. Corre fin nella sua metà campo (commovente la scivolata per fermare Maicon in fallo laterale), distribuisce palloni, offre velocità a una manovra asfittica. Tanta anche il destro da lontano. Scuote il suo mondo anche se è come dare testate a un monumento di ferro. E' lui l'unico segnale positivo giallorosso.

    Vucinic 4,5 Ridateglia la maglia della Nazionale montenegrina. Fategli ascoltare di nuovo l'inno. Insomma, riconsegnate a Spalletti quel magnifico giocatore visto mercoledì scorso a Lecce. Non crede in se stesso, non crede di essere un giocatore importante, non crede forse in quello che gli si dice di fare. Pure ammonito.

    October 07

    Special tifosi per lo special one

    Dovrebbe trovarsi a suo agio Mourinho, a Milano. Non solo per il lauto stipendio che gli versa Moratti, ma anche perché si può confrontare con tifosi davvero particolari. Una sfida che dovrebbe intrigarlo. L'allenatore di Setubal si è presentato a Milano incantando tutti per la conoscenza dell'italiano, ma la strada per lui appare ancora lunga. Dopo l'italiano deve imparare a conoscere gli italiani (cosa non facile) e poi un tipo specialissimo di italiani: gli interisti.

    Sul calcio Mourinho forse può essere il migliore grazie alla sua cura dei dettagli, all'applicazione e allo studio. Per conoscere, però, la mentalità di un popolo e quindi come si vive anche quel fenomeno sociale che si chiama calcio non basta lo studio. E per capire i tifosi nerazzurri ci vuole un applicazione davvero intensa. Dopo tre Scudetti vinti, due Coppe Italia e due Supercoppe firmate Mancini, i tifosi nerazzurri non paiono per nulla sazi, ma neppure travolti da quell'entusiasmo che un ciclo vincente avrebbe suscitato in ogni altra tifoseria. La solita dispendiosa campagna acquisti di Moratti non ha scosso i tifosi: in netto calo gli abbonamenti. Risultato: San Siro che non si riempie in campionato, ma neppure in Coppa Campioni. Basti pensare che c'era quasi più pubblico a vedere il Milan debuttare nel "purgatorio" della Coppa Uefa con i modesti svizzeri dello Zurigo che ad assistere alla prima di Champions dei nerazzurri con il Werder Brema.

    Insomma gli interisti vogliono continuare a vincere ma per trascinarli allo stadio servono risultati, bel gioco e sfide d'élite. L'interista e soprattutto il milanese interista è refrattario al concetto di Champions League, forse perché non l'ha mai vinta. Per lui la Coppa Campioni inizia con l'eliminazione diretta agli ottavi. Prima di quell'appuntamento o del successivo nei quarti di finale, lo stadio non si riempie mai. Del resto in tribuna i paragoni che vengono fatti sono ancora quelli con i giocatori della Grande Inter. Non è neppure un fattore generazionale, perché anche i più giovani continuano a vivere nel mito del Mago e della sua squadra. Sulle tribune se ne parla ancora come se Sarti, Burgnich, Facchetti eccetera avessero appena smesso di giocare. Dunque, caro Mourinho, non si meravigli troppo dei fischi piovuti dagli spalti dopo Inter-Werder, per quel pareggio che ha comunque confermato la sua squadra in testa al girone. Non è un problema di schemi: 4-3-3 o 4-2-4. E' un problema di "mpatia" come la definirebbe Lei. Trovi la chiave per riportare entusiasmo a San Siro. Il suo piglio da "bauscia" è un buon viatico ma si abitui alle critiche e ai mugugni, ai rimpianti per Mancini. Lei ha a che fare con i tifosi più esigenti del mondo. Una sfida in più per confermarsi Special One.

    October 06

    Lo spettacolo è IBRA

    Si è sempre detto che allo stadio ci si va per lo spettacolo, mentre invece ne vediamo sempre meno. Ma il gol di Ibra che ha sbloccato la gara col Bologna è forse uno dei più belli della storia del calcio, sicuramente il più bello visto a San Siro da almeno dieci anni a questa parte. Vedrete che lo vedremo nelle sigle dei programmi di calcio almeno per i prossimi tre anni. L'ultima volta che, guardandomi in giro, avevo visto la gente a bocca aperta a San Siro era il 5 gennaio 1997 quando Youri Djorkaeff segnò alla Roma un gol in rovesciata, straordinario gesto tecnico che finì riprodotto sulla tessere d'abbonamento all'Inter della stagione successiva. Il bello è che Ibra e compagni si sono mangiati gol molto più semplici: è anche il cruccio di Mourinho, rivelato in sala-stampa. Anche il Mancio un anno fa diceva che l'Inter sbagliava i gol stupidi, a conferma si una mia vecchia tesi: Mourinho e Mancini sono molto più simili di quanto sembri. Il raddoppio è arrivato ad inizio ripresa per un calcio di rigore che non c'era segnalato dal guardalinee Rubino all'arbitro Ciampi. In compenso ce n'erano altri due per l'Inter.. L'errore di capitan Zanetti, tradito dal salto di Cordoba, ha spalancato la via del gol bolognese di Moras, che ha tenuto l'Inter in apprensione fino al fischio finale, ma va bene così, perché la squadra stavolta mi ha convinto, avendo giocato la sua miglior partita dell'era Mourinho. All'inizio, quando ho visto Cambiasso in panchina, mi è sembrato di avere le traveggole, poi ho pensato che col Werder aveva riposato Vieira e quindi per il momento l'esclusione sta sotto la voce 'turn-over'. Cambiasso ha comunque avuto modo di farsi valere da difensore centrale dopo l'uscita per infortunio di Nelson Rivas. Adriano, tornato al gol in campionato dopo quasi un anno, seppure su rigore, è stato il migliore in campo con Ibra. Benone Muntari e Vieira, mentre Quaresma, a differenza di Amantino Mancini, ha raggiunto la sufficienza. Commovente Zanetti che, dopo l'errore, si è buttato avanti anima e corpo pur di farsi perdonare. Mourinho ora accetta serenamente domande e critiche, perché è intelligente e ha capito da solo di aver un po esagerato, anche se c'è chi pensa che stia stato lo 'shampoo' di Moratti a suggerirgli un profilo più basso. E, siccome solo gli stupidi non cambiano mai idea, sta correggendo i difetti emersi nella ultime partite, a cominciare dal modulo. Occhio però all'interminabile serie di infortuni: da luglio, e parlo solo di guai muscolari, si sono bloccati Julio Cesar, Materazzi due volte, Rivas, Chivu, Figo, Cruz, Jimenez, Adriano e Maxwell, che pare non sia stato agevolato nel recupero dallo staff medico. La scelta di una preparazione impostata sulla velocità più che sul fondo si sta pagando a caro prezzo.
    October 05

    E' emergenza difesa

    Due mesi di stop per Nelson Rivas e all'Inter scatta l'emergenza in difesa. Il giocatore, come riferisce un comunicato della società ha subito la "rottura del collaterale esterno del ginocchio destro". Il difensore, al termine della gara, è stato trasportato a Pavia dove è stato sottoposto ad "accertamenti strumentali urgenti". Rivas si era infortunato in un brutto scontro di gioco con Di Vaio.

    Il professor Franco Combi, responsabile dell'area medica dell'Inter spieca che "pur trattandosi di un infortunio importante, ora siamo più tranquilli perché è meno grave di quanto, inizialmente, si poteva temere vista la dinamica in campo e considerato il dolore che il ragazzo provava". "Ora -aggiunge Combi al sito ufficiale del club- dobbiamo decidere se procedere con un intervento chirurgico o con una terapia conservativa, ma siamo piu' tranquilli perche' non sono interessati i crociati e non si tratta di una frattura della tibia".

    Ma in casa inter c'è comunque preoccupazione visto che nel reparto arretrato mancano, oltre a Rivas  anche Materazzi e Chivu e, inoltre, Samuel, pur avendo recuperato, non è ancora in grado di essere in campo.

    L'ora della svolta

    Cari nemici e amici, la sensazione di precarietà che è riuscita a dare in questa prima fase del campionato non ha impedito all'Inter di ritrovarsi in testa alla classifica.

    Il suo sinora l'ha fatto e contro il Bologna, sia pure con episodi (una giocata straordinaria di Ibrahimovic e un rigore) che nulla hanno a che fare con il cosiddetto gioco.

    Il gioco è utile alle squadre che hanno campioni (l'Inter è una di queste) mentre è indispensabile a quelle che non ne hanno.

    Sinora l'Inter è andata avanti con i suoi giocatori più bravi e adesso si ritrova a un punto del campionato dove sarà necessario dare una svolta per poter arrivare con un vantaggio di tutta tranquillità alle grandi partite primaverili.

    Contro il Bologna si sono visti i nuovi acquisti in contemporanea con l'aggiunta di un Adriano un po' scolastico ma abbastanza volenteroso che sembra aver perso l'accidia che l'ha travolto e stravolto negli ultimi anni.

    Il colpo di tacco di Ibra per fortuna è fuori da tutti gli schemi e moduli con i quali molti allenatori giocano dialetticamente per colmare una cultura calcistica piena di lacune, ma sono queste le giocate (chi ha visto Barcellona – Atletico sarà rimasto incantato da Messi) che fanno apparire il calcio diverso da ogni altro sport o gioco.

    E' uno sport (o un gioco) collettivo dove a decidere è un singolo.

    Ma il singolo, ovviamente non basta e l'Inter adesso è costretta oltre che a vincere anche a convincere.

    L'anno scorso (4-1) e due anni fa (1-0) sono state le partite con la Roma in trasferta a far decollare l'Inter e a renderla irraggiungibile sino alla fine della stagione.

    Il campionato lo vincerà di sicuro, ma vincere tra due settimane a Roma consentirà alla squadra di dominarlo e di poter pensare solo ed esclusivamente agli ottavi di Champions, con al speranza che l'attuale stato di forma dei giocatori più bravi (Ibra, Maicon e Vieira su tutti) si riproponga da marzo in poi.

    Infine un suggerimento: sarebbe meglio far giocare con continuità Obinna perchè ha fisico, scatto e fantasia visto che: come ala dà l'impressione di poter diventare in breve tempo nettamente più bravo di Mancini e di Balotelli (attuale): il brasiliano è troppo discontinuo, il campioncino, come ala, troppo timoroso.

    Solo applausi per Ibra-Adri Show

    In attesa della partita del Napoli, l'Inter riprende la Lazio e la testa della classifica, tornando a vincere dopo una settimana difficile. Il Bologna non ripete la bella partita fatta al Meazza contro il Milan e incassa la quinta sconfitta consecutiva, interrompendo solo il suo digiuno di gol che durava dalla prima giornata. Troppa la differenza tra due formazioni destinate a traguardi diversi e questa volta la squadra di Mourinho non fatica come contro Catania e Lecce, anche se vince ancora una volta di misura. Zlatan Ibrahimovic si fa un bel regalo di compleanno (alla vigilia della partita ha compiuto 27 anni) con un meraviglioso gol di tacco simile a quello con cui 'trafisse' l'Italia ad Euro 2004, Adriano conferma i suoi progressi con un assist e il rigore trasformato, mentre ancora indecifrabili sono Mancini e Quaresma, che ne fanno sempre una giusta e una sbagliata, senza essere mai decisivi. Questa volta, infatti, per segnare un gol piu' del Bologna, perche' questa e' la sua filosofia, Mourino schiera subito quattro attaccanti ma ''non e' un modulo troppo offensivo di giocare'', come spiega lui stesso nel prepartita. Sara', ma Mancini, Quaresma, Adriano e Ibrahimovic tutti insieme non si erano mai visti dal 1' e, a centrocampo, di fatto, Muntari e Vieira devono fare gli straordinari, anche perche' di fronte hanno cinque giocatori del Bologna. La squadra di Arrigoni sfrutta all'inizio il tanto spazio che l'Inter le concede e si presenta piu' di una volta dalle parti di Julio Cesar. I corner degli emiliani sono tre dopo neanche 10', Volpi va pericolosamente al tiro al 4', ma con il passare dei minuti i giocatori di Mourinho si sistemano e trovano le distanze giuste. E poi c'e' il genio ed e' quello che fa la differenza, aldila' di moduli e schemi. E in quanto a genio, Zlatan Ibrahimovic non ha niente da invidiare a nessuno, come dimostra al 25' con un colpo di tacco che lascia immobile Antonioli, quasi bello come quello celebre del suo ex allenatore Roberto Mancini contro il Parma. Lo svedese sblocca quindi la partita grazie anche all'ottimo lavoro di Adriano, sulla sinistra, che gli offre un pallone difficile da controllare per molti, ottimo per segnare di tacco spalle alla porta per Ibrahimovic. Il Bologna perde fiducia e soffre gli inserimenti di un grande Vieira, oltre al pressing alto dei quattro attaccanti di Mourinho che costringe gli uomini di Arrigoni alla bellezza di 15 palle perse nel solo primo tempo. In attacco, Adailton non si vede mai, Valiani pure e cosi' Di Vaio lotta da solo contro i difensori nerazzurri senza riuscire mai a tirare. Tirano invece i giocatori dell'Inter che vanno ancora vicini al secondo gol dei minuti di recupero, ma Antonioli esce bene su Adriano e poi ci pensa Terzi a ribattere il tiro di Mancini a porta vuota. La partita sembra chiusa all'inizio della ripresa, quando Volpi respinge con le braccia larghe un cross di Mancini. L'arbitro Ciampi non fischia immediatamente, ma ci pensa il suo assistente a segnalargli il rigore che Ibrahimovic cede ad Adriano e il brasiliano non sbaglia. Ma pochi minuti dopo un clamoroso pasticcio difensivo di Zanetti concede a Moras la piu' facile delle occasioni e il greco segna da due passi il suo primo gol in serie A, dimezzando lo svantaggio. Arrigoni ci prova con Marazzina e Coelho, mentre Mourinho perde l'ennesimo centrale difensivo al 26' con Rivas che si procura una brutta distorsione al ginocchio e deve uscire. Ma l'Inter tiene il risultato senza troppi problemi, anche se ancora una volta non da' la dimostrazione di superiorita' che il suo organico le consentirebbe, soprattutto contro squadre come il Bologna. Ma Mourinho e' primo in classifica e quindi, per ora, ha ragione lui.
    October 04

    La partita della svolta

    La partita è Inter-Bologna. E sarebbe tutto molto normale, se il momento delle due squadre fosse -appunto- normale. Ma così non è, e ben lo sappiamo: per i rossoblu che dopo il magico pomeriggio del Meazza, col 2-1 inflitto al Milan allora in crisi, sono rimasti così, con quel malloppo, eccezionale allora e misero oggi; e per l'Inter, le cui vicende quotidiane, scandite dalle performaces verbali di José Mourinho, si specchiano nel momento di magra collettiva segnato dal derby perduto e dall'1-1 regalato al Werder Brema, così colorando di grigio l'autunno interista.

    E su questo grigio ci si interroga e ci si inquieta, s'inquietano i nerazzurri visto che alla sfida col Bologna si accostano con l'idea che questa possa diventare la sfida della svolta, in un senso o nell'altro. E non è nemmeno sbagliata questa idea, per capire la qualità del gioco interista, per la messa a punto del nuovo progetto, che non è ben chiaro e chiarito, per la settimana aperta con lo smarrimento del derby e l'1-1 coi tedeschi in Champions, per il troppo parlare che è un difetto di fondo (e una manna per i media, beninteso); e per la classifica, che da sempre è il metro di misura della bontà del lavoro che si svolge.

    Tutto questo, al di là dei moduli, dei tre attaccanti, se il problema nasce dalla difficoltà a fare gol, come si vede; oppure dai patemi difensivi, come sussurra Mourinho; o se c'è dell'altro, per esempio i problemi dei giocatori a mettersi in moto spontaneamenti nei nuovi meccanismi. Tanti piccoli allarmi che si spargono, che non sono un allarme vero; ma che come tale sarebbe da definire se dopo Inter-Bologna staremo ancora così, a scrutare le ansie dei nerazzurri: perché da questa squadra e da Mourinho è giusto attendersi momenti speciali, com'è la storia recente dell'Inter con tre scudetti, due Coppe Italie e tre Supercoppe italiane in tre anni e tre mesi

    La riscossa nei piedi

    E' affidata a Zlatan Ibrahimovic, coadiuvato in attacco da Adriano e da Mancini, la riscossa dell'Inter dopo una settimana resa difficile dalla sconfitta nel derby e dal pareggio interno in Champions col Werder Brema. Contro il Bologna, nell'anticipo serale a San Siro, Mourinho si affida ancora al consueto modulo 4-3-3 con Vieira, Stankovic e il rientrante Muntari a centrocampo. In panchina, dopo quasi 10 mesi di assenza, si rivede Samuel.

    Una buona notizia, quindi, per una difesa ancora e sempre in stato di emergenza al punto di convincere Mourinho a riportare al centro del reparto Cambiasso, che farà coppia con Cordoba a dispetto della disponibilità di un residuo centrale di ruolo, Rivas. Ancora panchina, invece, per Ricardo Quaresma, che paga, oltre allo scotto del noviziato in Italia, una condizione fisica ancora troppo approssimativa per risultare utile alle filosofie del tecnico. Al suo fianco, una faccia nuova: quella di Obinna, ritrovatosi interista quasi per caso. Si affaccia al campo di gioco grazie alle contemporanee assenze di Balotelli, Crespo e Figo. Magari potrebbe scapparci la grande occasione.